Legge elettorale, il voto segreto affossa il patto a quattro

Per un disguido il voto segreto diventa palese e si scoprono i "franchi tiratori" tra le file dei CInqu
ROMA. Il voto segreto fa vacillare il patto tra Pd-M5S-Fi e Lega. Al primo voto segreto della mattina in aula alla Camera, infatti, la maggioranza che aveva trovato un'intesa sulla legge elettorale è andata sotto. È stato un emendamento di Forza Italia, presentato dalla bolzanina Biancofiore - sul quale i relatori avevano espresso parere contrario, e quindi si attendeva un no compatto - a mandare la "maggioranza" a spasso: i favorevoli sono stati 270, i contrari 256 e gli astenuti 1. Momenti di confusione, caccia ai malpancisti, e anche un disguido tecnico sul tabellone dei risultati, che ha reso "palese" il voto: sul tabellone infatti compaiono per sbaglio le luci verdi (voto a favore) provenienti dai posti dei grillini. Inevitabile che intorno alle 11,30 in aula scoppi la bagarre. "I #cinquestelle fanno fallire la #LeggeElettorale. Per pochi secondi il voto è stato palese, loro hanno votato a favore questa è la prova", twitta alle 11,34 il pd Emanuele Fiano. "Oggi l' M5s ha dimostrato che la sua parola non vale nulla", ha commentato in aula il capogruppo Pd, Ettore Rosato, mentre dall'assemblea si levavano proteste. Rosato ha quindi chiesto di sospendere i lavori "per verificare se ci sono le condizioni" per procedere con la discussione del provvedimento o "se si debba rimandare il testo in commissione".
SALVINI: VINCE IL PARTITO DELLE POLTRONE. A scusante, in casa Cinque stelle c'è chi però sottolinea che il suo gruppo aveva sostanzialmente annunciato il voto favorevole all'emendamento sui collegi elettorali in Trentino Alto Adige con un intervento di Riccardo Fraccaro in Aula alla Camera poco prima della votazione segreta. "Si tratta di un emendamento largamente condiviso ma non si vuole fare passare per non fare saltare l'accordo, e quindi la legge elettorale si ferma a Borghetto...", aveva sottolineato Fraccaro. Ma il dem Rosato in aula replica ai pentastellati: "M5S in commissione aveva votato contro questo emendamento". Però poi smussa: "Ma non me la prendo solo con M5S, io condanno tutti i franchi tiratori in quest'aule che non hanno il coraggio di assumersi la propria responsabilità". Drastico Matteo Salvini della Lega: "Legge elettorale, oggi vince Il PdP, il partito delle poltrone. Rialzano la testa i poltronari, quelli che vogliono solo scranni e poltrone. A questo punto chiedo a Gentiloni le sue dimissioni immediate, un decreto per una legge elettorale comune alla Camera e al Senato per andare subito al voto e lo scioglimento del Parlamento ormai immobile e impegnato solo a salvare poltrone e stipendi", conclude il segretario della Lega dopo lo stop alla legge elettorale alla Camera.
UN EMENDAMENTO AFFOSSA TUTTA LA LEGGE? Alle 12.30 è lo stesso relatore del "Fianum", come è stata ribattezzata la riforma Fiano, a dare un senso alla rottura del patto da parte del M5s: «La legge elettorale è morta», ha dichiarato il deputato Pd. Lo stesso aveva dichiarato al Messaggero ore prima il capogruppo del Pd Ettore Rosato: se domenica sera Grillo annunciasse che i Cinquestelle si chiamano fuori, «la legge sarebbe morta. Finita. O ci siamo tutti e quattro o non ci siamo più», «non esiste una legge di questo tipo approvata senza i Cinquestelle». Il capogruppo si era detto però ottimista: «credo che la legge verrà approvata». «Un'intesa tra i quattro grandi partiti», sulla legge elettorale «è un percorso faticoso, non lo nascondiamo», dice: «non ci piace certo che i Cinquestelle, dopo aver votato in Commissione un testo, lo rimettano in discussione. Ma l'appello del presidente della Repubblica a fare una legge elettorale e a farla bene ci impone di trovare punti di mediazione lungo il percorso. Non cediamo sui contenuti, ma rispettiamo le esigenze per un confronto interno al proprio partito». Quanto all'ipotesi di un nuovo Ulivo, alla sinistra del Pd, Rosato risponde ironico: «Senza il Pd non può nascere alcun Ulivo, sarebbe un bonsai. Può nascere invece una nuova forza di sinistra con cui spero sia possibile collaborare». Anche con D'Alema? «Non vedo perché dovremmo collaborare, come dice la vulgata, con Berlusconi e non con D'Alema. Se alle elezioni non dovessimo raggiungere il 40% e fossimo costretti a scegliere un alleato per fare il governo, punteremmo al centrosinistra, non alle larghe intese con Forza Italia».
BASTA FRANCHI TIRATORI. Il Movimento 5 Stelle ha invitato i suoi deputati a riprendere il proprio voto e dimostrare al Pd che nel loro gruppo i franchi tiratori non esistono. Accusa mossa dal Partito Democratico dopo i 100 voti mancanti ieri alla Camera. L'ordine di scuderia però ha lasciato perplessi in molti. Tant'è che qualcuno ha dovuto chiedere delucidazioni a Rocco Casalino, responsabile della comunicazione di M5s al Senato, che oggi, a Montecitorio per seguire la votazioni sul sistema italo-tedesco, ha dovuto rispiegare a più di una persona le istruzioni al voto-filmato: "Dovete votare con un dito solo, non infilare tutta la mano nella fessura dove si trovano i tre pulsanti del sì-no-astenuto, in modo che si capisca da che parte votate e dopo aver cliccato togliete subito la mano. Se possibile, filmatevi", ha spiegato Casalino ad alcuni portavoce in cortile alla Camera prima dell'inizio dell'Aula.
COSA ACCADE DOPO L'EMENDAMENTO APPROVATO. L'emendamento di Micaela Biancofiore approvato dalla Camera elimina i collegi maggioritaria che la legge elettorale manteneva in Trentino Alto Adige, introducendo nella Regione a Statuto speciale il riparto proporzionale dei collegi, come il Fianum fa per il resto del territorio nazionale. Sul piano politico è uno schiaffo al Pd che si era fatto garante con la Svp del mantenimento del Mattarellum in Trentino Alto Adige. Nella Regione è tuttora in vigore in Mattarellum anche dopo l'approvazione del Porcellum nel 2005. Il sistema prevede dunque otto seggi maggioritari, vale a dire che il candidato più votato ottiene il seggio; ad essi si aggiungono 3 seggi proporzionali. Ovviamente nella provincia di Bolzano questo sistema assicura alla Suedtiroler Volkspartei (Svp) tutti i seggi, essendo il partito della minoranza di lingua tedesca il più forte. Con l'approvazione dell'Italicum (che era un sistema con seggi plurinominali a riparto proporzionale) il Matterellum è stato confermato nella Regione a Statuto Speciale. La Corte costituzionale, con la sentenza 35 dello scorso 26 gennaio, ha tolto il ballottaggio dall'Italicum, ma ne ha confermato gli altri punti, compreso l'utilizzo del Mattarellum in Trentino Alto Adige. Quindi è il sistema oggi in vigore. Il Mattarellum per il Trentino Alto Adige era stato dunque confermato sia nel Rosatellum che nel Fianum, un motivo per il quale la Svp era il quinto partito a sostenere la legge, assieme Pd, M5s, Fi e Lega. Con l'approvazione dell'emendamento Biancofiore si estende dunque al Trentino Alto Adige il sistema del resto d'Italia, cioè un riparto proporzionale dei collegi, e quindi la Svp ne perderebbe diversi. Per altro Biancofiore ha portato avanti questa battaglia anche al tempo dell'Italicum, senza successo. Naturalmente se salta l'accordo sul Fianum e si va a votare con l'Italicum per il Trentino rimarrà il Mattarellum, che dunque verrebbe paradossalmente confermato dalle conseguenze dell'emendamento Biancofiore. E altrettanto paradossalmente potrebbe accelerare il ricorso a urne anticipate, contro la volontà dei franchi tiratori che lo hanno votato. Questa modifica è uno schiaffo al Pd che si è fatto garante con la Svp e con cui ha una alleanza parlamentare non solo a Roma ma anche a Bruxelles.

