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Oggi, ma nel 2013, a Bolzano, la procura della Repubblica ufficializzava la notizia della scoperta del Dna del presunto assassino di Ulrike “Ulli” Reistenhofer, effettuata in laboratori di Innsbruck. La vittima, di Graz, in Austria, era stata assassinata, a colpi di pietra, a 18 anni, il 10 agosto 1998, e il cadavere era stato rinvenuto a Casteldarne, sulla riva del fiume Rienza, in Val Pusteria.
Le tracce organiche che avevano condotto alla scoperta del Dna erano state estratte dai vestiti della ragazza (nella foto, particolare) e dal materiale rinvenuto sulle sue mani. Si trattava di un passo in avanti senza precedenti nel giallo della giovane austriaca finita, con particolare brutalità, da un killer ignoto, e destinato all’archiviazione. Secondo le ipotesi avanzate dalle forze dell’ordine e dalla magistratura la studentessa sarebbe stata fatta fuori per essersi opposta al tentativo di violenza sessuale da parte di uno sconosciuto durante il suo tragitto dall’Italia verso Graz. Proprio la collocazione dell’omicidio, al confine tra Italia ed Austria, oltre alla giovane età della malcapitata, avevano reso il cold case particolarmente seguito dai media, non solo del Belpaese, bollato come “il delitto del Rienza”.
Ulrike era reduce dal rave party “Street parade” a Zurigo, in Svizzera, e doveva rientrare a casa a Graz dove l’attendeva il fidanzato Christian. Era stata all’appuntamento musicale con Andreas, che aveva conosciuto il mese precedente, ed era stata ospitata dalla sorella del ragazzo, Ilse. Non condurrà da nessuna parte il tentativo di accomunare la soppressione di Ulrike con l’uccisione di Anna Kolarova, della Repubblica Ceca, giustiziata l’1 maggio 1999 a Rosenheim, in Baviera, e di Carmen Wieser, austriaca, ammazzata il 5 novembre 2000 a San Candido. Morti, sempre per motivi legati ad abusi a sfondo sessuale, collegate al camionista tedesco Frank Thäder che, il 14 luglio 2004, verrà condannato all’ergastolo.
Nel giorno del decesso di Ulrike il tir di Thäder era proprio nella zona dell’ultimo passaggio della giovane austriaca. Ma anche questa pista non porterà alcun risultato utile ad assicurare un colpevole alla giustizia. Ugualmente non produrrà nulla l’ipotesi di considerare il sicario di Ulrike un serial killer e avvicinare al caso Reistenhofer il femminicidio che avverrà, il 12 gennaio 2014, a Kufstein, in Tirolo, della francese Lucile Klobut, e quello, del 2016, che si verificherà a Endingen, in Germania, di Caroline Gruber, anche loro violentate prima del colpo di grazia con una spranga di ferro, come già per Kolarova e Wieser.

