1 LUGLIO

30 Giugno 2023

Oggi, ma nel 1894, a Livorno, l’anarchico Oreste Lucchesi, col complice Amerigo Franchi, su mandato di Rosolino Romiti, altro libertario, pugnalava a morte il giornalista Giuseppe Bandi, di 59 anni, direttore del “Telegrafo” e della “Gazzetta livornese”. La vittima, già maggiore dei Mille di Giuseppe Garibaldi, nel piano di unificazione italiana, era stata ferita nel battesimo del fuoco di Calatafimi, il 15 maggio 1860, contro l’esercito del regno borbonico. Poi Bandi era stato combattente nella storica battaglia di Custoza, il 24 giugno 1866, nel contesto della terza guerra d’indipendenza nazionale, contro le forze asburgiche.

Il malcapitato veniva assalito, su carrozza scoperta, mentre si recava nella sede del quotidiano della sera “Il Telegrafo”, da lui fondato il 29 aprile 1877, giornale che, il 28 gennaio 1945, diverrà “Il Tirreno”. Bandi si batteva per la libertà di stampa e aveva condotto una feroce lotta politica, contro socialisti e anarchici, dalle colonne dei due mezzi d’informazione dei quali era a capo. In particolare si era scagliato contro i sostenitori dell’anarchia, non concordando con quanti ritenessero le ingiustizie sociali miccia della violenza partitica.

Viepiù aveva acuito la sua posizione dopo l’omicidio del presidente della Repubblica francese, Marie François Sadi Carnot, consumato a Lione, il 24 giugno di quel 1894, per la lama di Sante Caserio, esponente della “A cerchiata”, originario di Motta Visconti, in quel di Milano. Il 14 luglio successivo, a Bastia, in Corsica, verranno arrestati Lucchesi (nella foto, particolare, in manette) e Franchi. Il 22 maggio 1895, a Firenze, il sicario e il compare verranno condannati a 30 anni di reclusione. A Romiti, invece, spetterà l’ergastolo. Lucchesi, livornese del 1859, vero esecutore materiale del delitto, morirà nel reclusorio di Nisida, sull’isolotto dell’arcipelago delle Flegree, il 15 ottobre 1904. Bandi, nativo di Gavorrano, in provincia di Grosseto, classe 1834, verrà ricordato anche per essere stato l’autore del volume intitolato “I mille, da Genova a Capua”, che verrà pubblicato postumo, nel 1902, dall’editore fiorentino Salani, e che verrà ritenuto uno dei capolavori della letteratura garibaldina. Il libro fornirà ispirazione allo scrittore grossetano Luciano Bianciardi per la stesura del romanzo “La battaglia soda”, del 1964, per i tipi de La Scala/Rizzoli, due anni dopo il suo lavoro più importante, “La vita agra”, sempre per La Scala/Rizzoli.