1 Novembre

Oggi, ma nel 1857, a Possagno, in provincia di Treviso, monsignor Giovanni Battista Sartori, di Crespano del Grappa, frazione di Pieve del Grappa, in quel di Treviso, classe 1775, fratellastro del celebre scultore neoclassico Antonio Canova, di Possagno, del 1757, concedeva ai padri Cavanis di Venezia il permesso di stabilirsi nel proprio possedimento possagnese per migliorare il loro mandato di educare con fede religiosa gli orfani della zona. L'atto di liberalità dell'alto prelato consentiva la genesi dell'istituto Cavanis Canova, che diverrà istituzione religiosa maschile di diritto pontificio. Il nucleo originario era stato creato dai fratelli sacerdoti Antonangelo e Marcantonio Cavanis (nella foto, attorniati dai fanciulli frequentanti la loro opera, nel particolare dell'incisione del 1796, proveniente dalla collezione privata della famiglia Cavanis), rampolli di famiglia patrizia lagunare, il 2 maggio 1802, nella chiesa di Sant'Agnese, situata nel sestiere di Dorsoduro, a Venezia, come congregazione mariana. Poi, il 2 gennaio 1804, i due padri avevano aperto la loro scuola di carità, prima del genere nel comprensorio, pensata proprio per garantire un avvenire ai bambini bisognosi e nel contempo toglierli dalla strada e proteggerli da cattivi indirizzi di vita. Nel 1806 la sede della loro moderna attività educativa era passata in Ca' da Mosto, nel sestiere di Cannaregio, nell'omonimo palazzo da Mosto, per poter ospitare il crescente numero degli scolari. Ma anche per far fronte alla necessità di spazi per i laboratori professionali, i doposcuola, i refettori e soprattutto per poter accogliere la moderna tipografia: avviata per dare lavoro agli allievi che non avevano intenzione di proseguire il corso degli studi tradizionale. L'istituto, detto, in origine, dei sacerdoti secolari delle scuole di carità, era stato approvato dal patriarca veneziano Francesco Milesi, il 16 settembre 1819, e poi confermato dal pontefice Gregorio XVI, il 21 giugno 1836. L'identità di fondazione era stata ravvisata nella necessità di assicurare una istruzione minima, non necessariamente votata all'inserimento lavorativo come artigiani, ai poveri e agli orfani dopo la caduta della Serenissima repubblica di Venezia e il traumatico passaggio del Veneto all'Austria, il 12 maggio 1797, e la conseguente chiusura delle scuole aperte anche ai ceti meno abbienti.
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