10 Febbraio

9 Febbraio 2021

Oggi, ma nel 1977, a Milano, moriva, a 66 anni, il reporter Federico Patellani. Originario di Monza, classe 1911, era stato un gigante del fotogiornalismo nazionale. Un autore reputato tra i maestri del settore del Novecento italiano. Si era conquistato questo posto di prestigio, nel panorama asfittico della stampa tricolore, raccontando, in modo raffinato, un po' nello stile della rivista statunitense Life, soprattutto la ripresa del Belpaese nel secondo dopoguerra. Suo era anche l'arcinoto scatto di Anna Iberti (nella foto, particolare), impiegata nell'amministrazione dell'Avanti!, dal giugno 1949 moglie di Franco Nasi, uno dei primi cronisti del quotidiano milanese Il Giorno. Ovvero la ragazza, di 24 anni, il cui volto sorridente, che sbucava dall'edizione del Corriere della sera che annunciava la nascita della Repubblica, era stato pubblicato, per la prima volta, il 15 giugno 1946, sulla copertina del settimanale meneghino Tempo, meglio noto come Tempo illustrato, di Alberto Mondadori, a corredo dell'articolo, dal titolo "Rinasce la Repubblica", scritto da Domenico Bartoli, in occasione del referendum istituzionale che, il 2 giugno '46, aveva sancito l'addio alla monarchia sabauda. Lo scatto simbolo della ripresa democratica dopo la caduta del fascismo e la cacciata dei Savoia dal trono era stato effettuato da Patellani sulla terrazza del quotidiano socialista, in via Senato numero 38, nel capoluogo lombardo. Verrà ripubblicato un'infinità di volte ed entrerà a far parte dell'immaginario collettivo di un preciso periodo storico, con una chiara connotazione politica ed un messaggio inequivocabile. Con lo pseudonimo Pat Monterosso, Patellani, nella sua lunga attività da inviato di guerra, spedito sul fronte orientale con la Leica appesa al collo, aveva documentato magistralmente il secondo conflitto mondiale combattuto dagli italici in Russia. Il fondo delle sue opere, considerato, dagli esperti dell'immagine, di impronta socio-antropologica, consistente in 700mila fotogrammi, verrà conservato nel museo di fotografia contemporanea di Cinisello Balsamo, istituito nel 2004. Tra i lavori custoditi in quel consesso vi saranno anche le inchieste per immagini realizzate sui turni degli operai della Fiat di Torino, sulla vita degli addetti dell'acciaieria Italsider di Taranto, sulle condizioni delle maestranze nelle miniere di carbone di Carbonia. Patellani aveva iniziato come fotografo quando, nel 1935, da ufficiale dell'Esercito italiano, era stato incaricato di riprendere le operazioni del Genio in Africa orientale. Poi, al rientro in Patria, i risultati dei click erano stati pubblicati e lui, anche alla luce dei positivi apprezzamenti riscossi, aveva deciso di abbandonare la carriera di avvocato, iniziata seguendo le orme del padre Aldo, per dedicarsi completamente alla sua passione. Il 25 maggio 2019, all'arengario di Monza, in piazza Roma, l'amministrazione municipale della sua città natale gli dedicherà la mostra retrospettiva intitolata "Federico Patellani. Da Monza verso il mondo", curata da Giovanna Calvenzi e Kitti Bolognesi.

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