10 giugno

Oggi, ma nel 1895, a Milano, sul quotidiano Il Secolo, veniva pubblicata, come supplemento, la lettera agli onesti, scritta dal giornalista e deputato della estrema sinistra Felice Cavallotti, per sollevare la questione morale sulle presunte ruberie attuate dal presidente del Consiglio dei ministri Francesco Crispi. Quest'ultimo era alla guida del suo terzo governo dal 15 dicembre 1893. La missiva dell'avvocato e parlamentare milanese veniva ripresa anche dal quotidiano Don Chisciotte di Roma. Ma nonostante l'accusa esplicita di corruzione, Crispi, fautore della politica di espansione coloniale, non rassegnerà le dimissioni e rimarrà in carica, fino al 10 marzo 1896, passando per il suo quarto governo, e riuscirà a portare la nazione nella disastrosa esperienza dello scontro d'Etiopia, del quale la sconfitta nella battaglia di Adua, dell'1 marzo 1896, sarà l'emblema.
Il testo di Cavallotti, che anche per questa sua ennesima trovata, si guadagnerà l'appellativo di "bardo della democrazia", susciterà un risalto mediatico enorme: anche in considerazione della battaglia parlamentare in corso. Cavallotti, meneghino, del 1842, passerà alla storia anche per la sua fine (nella foto, particolare dell'incisione sul Secolo illustrato, del 20 marzo 1898), ucciso in duello, nel parco romano della villa della contessa Cellere, a colpi di sciabola, dal conte Ferruccio Macola, deputato della destra storica, proprietario della Gazzetta di Venezia, mentre difendeva il suo onore per una calunnia messa in pagina proprio sul giornale di Macola.
La lettera di Cavallotti verrà raccolta nel volume Per la storia. La questione morale su Francesco Crispi nel 1894-1895 esaminata da Felice Cavallotti, edito da Aliprandi, di Milano, 1895, con prefazione del giornalista Gustavo Chiesi.

