10 marzo

Oggi, ma nel 1831, ad Algeri, Luigi Filippo d’Orleans, re di Francia, fondava la Legione straniera francese, come reggimento coloniale scelto di terra a supporto della conquista d’Algeria, iniziata l’anno precedente, il 14 giugno 1830, sotto il sovrano Carlo X, che terminerà nel 1947 col trionfo francese. La sede principale della Legione verrà spostata ad Aubagne, nel 1954.
Tra i legionari vi confluiranno, nel tempo, anche 60mila italiani. Tra quelli con più decorazioni militari vi sarà il trapanese Francesco Panitteri, combattente pure nella guerra d’Indocina, che nel 1979 verrà decorato con la prestigiosa croce della Legion d’onore. Mentre il veterano più anziano, fino al 2010, sarà il sottufficiale Federico Colombatto, classe 1913, di Ivrea, nella Legione dal 1935. Il legionario italiano che raggiungerà il grado più elevato, quello di generale di divisione, sarà il piemontese Vittorio Tresti (nella foto, particolare, in divisa, al tavolo di lavoro), che si arruolerà nel 1958. Il napoletano Andrea Ferrari, ex ufficiale della cavalleria napoleonica, sarà il primo italiano ad entrare nella grande famiglia dei legionari, avverrà nello stesso 1831 di fondazione. Il veneziano Francesco Zola, padre del romanziere Emile, sarà uno dei volontari considerati di maggior lustro per aver generato l'autore dello storico "J’accuse", del 13 gennaio 1898, del caso contro Alfred Dreyfus. Il catanzarese Raffaele Poerio - lo zio di Carlo Poerio, luogotenente generale dell'Italia meridionale per conto del sovrano sabaudo Vittorio Emanuele II - che rimarrà in servizio per 17 anni fino a conquistare il grado di colonnello, seguirà Tresti nella classifica generale per numero di stellette conseguite.
Tra i più noti che sceglieranno di servire in armi la Legione vi figureranno anche il patriota Carlo Pisacane, alla testa della fallimentare rivolta di Sapri contro il Regno delle Due Sicilie, il fascista critico Giuseppe Bottai, l’aristocratico Ottaviano Vimercati, conte milanese che dopo l'esperienza da legionario diverrà ufficiale d'ordinanza di Vittorio Emanuele II nella fatidica battaglia di Novara del 23 marzo 1849. Gustavo Bertollo morirà nella battaglia messicana di Camerone, il 30 aprile 1863, lo scontro a fuoco più doloroso per la Legione, con 40 morti, incluso il comandante, il capitano Jean Danjou, nel tentativo di salvare l’arciduca d’Austria Massimiliano d’Asburgo, poi sovrano del Messico, ucciso il 19 giugno 1867 dai rivoltosi. Si nasconderà sotto lo képi blanc, il caratteristico copricapo, pure lo scrittore Curt Erich Suckert, ovvero “Curzio Malaparte”, nel 1914. Bottai si insedierà tra le fila dei combattenti per la Francia non francesi col falso nome di Andrea Battaglia, per riscattarsi dopo essere stato, tra l’altro, uno dei più rappresentativi ministri del governo in orbace guidato da Benito Mussolini. Bottai era, infatti stato alla guida del dicastero delle Corporazioni, dal 12 settembre 1929 al 20 luglio 1932, e poi dell’Educazione nazionale, dal 15 novembre 1936 al 6 febbraio 1943. Tra coloro che indosseranno l’uniforme con le spalline rosse e verdi derivate dai granatieri dell’esercito transalpino vi sarà pure il controverso Silvano Girotto, che balzerà agli onori della cronaca come Frate mitra, ex brigatista rosso, durante la cattura di Patrizio Peci, arrestato a Torino il 20 febbraio 1980, primo pentito delle Br, da parte del nucleo antiterrorismo del generale dei carabinieri Carlo Alberto Dalla Chiesa nei cosiddetti anni di piombo. Andando ancora avanti si arriverà al genovese Paolo Simeone, che nel 2004, in Iraq, sarà con l’addetto alla sicurezza privata Fabrizio Quattrocchi, che verrà fatto fuori dai terroristi islamici, il 14 aprile 2004, e poi insignito della medaglia d’oro al valor civile dal presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi. La vicenda della partecipazione italica sotto il motto “Legio patria nostra” verrà ricostruita da Gianni Oliva, nel volume intitolato “Fra i dannati della terra”, che verrà pubblicato dalla casa editrice Mondadori, di Milano, nel 2014.

