10 Novembre

Oggi, ma nel 1907, a Roma, lo Stato maggiore della regia Marina militare, retto dall'ammiraglio d'armata Giovanni Bettolo (nella foto, a Camogli, in alta uniforme, nel particolare dello scatto tatto dall'archivio storico iconografico dell'agenzia immobiliare "Bozzo 1967" di Camogli), classe 1846, originario di Genova, già ministro della Marina, successore del parigrado Ferdinando Acton, per dare una sferzata al suo indirizzo disponeva, tra l'altro che nei depositi e nei distaccamenti del corpo reale equipaggi fosse svolto un corso di scuola elementare. Tale ciclo di lezioni, giudicato "rivoluzionario" nell'impianto militare della prima decade del Novecento italico, era da effettuarsi a bordo delle navi per le categorie: timonieri, torpedinieri e fuochisti. Lo speciale provvedimento era messo a punto, non senza un notevole investimento sia economico, che di impiego del personale ausiliario, da parte dell'amministrazione centrale della forza di mare, per tentare di innalzare il livello medio di alfabetizzazione degli uomini in uniforme, sia di terra che imbarcati, con particolare riguardo dei ranghi più bassi della truppa. Lo sforzo istituzionale, che coinvolgeva anche il governo nazionale guidato, per la terza volta, da Giovanni Giolitti, era stato voluto anche per limare il dislivello culturale tra ufficiali, sottufficiali e subordinati delle categorie inferiori. Spesso, soprattutto nelle situazioni di criticità, nelle operazioni congiunte, insomma quando era necessario a livello internazionale far fare bella figura alla corona savoiarda indossata da re Vittorio Emanuele III, si creavano incomprensioni, con crescente malcontento tra gli alti ranghi, proprio per la cattiva comprensione degli ordini trasmessi dai superiori gerarchici agli esecutori materiali. L'iniziativa di spedire i marinai dietro i banchi e tra gli abecedari aveva un indubbio valore sociale, pratico, oltre che simbolico, soprattutto considerando che nel 1907 il tasso nazionale di analfabetismo toccasse drammaticamente il 59,5 per cento della popolazione. Rappresentando uno dei dati di stima più bassi in tutta Europa. Un problema tutt'altro che trascurabile, anche nei rapporti d'oltreoceano, sia tra politici che tra capi delle forze armate. Nel 1901, proprio in avvio di secolo, concomitanza del precedente computo statistico, infatti, se il tasso di analfabetismo nel Belpaese era del 56 per cento, ugualmente da allarme, in Francia era solo del 17, in Gran Bretagna slittava al 3 e in Germania scendeva addirittura all’1. Il primo novembre di quel 1907 l'iniziativa di scolarizzazione dei marinai era stata preceduta anche dalla istituzione di biblioteche, sempre pensate per l'elevazione culturale dei marinai. Gli scaffali di testi, che erano della selezione più variegata, non solo legati alla vita sotto coperta, servivano, sempre stando alle buone intenzioni dei vertici della Marina, a diffondere fra i militari del corpo reale equipaggi l’abitudine di tenere tra le mani un libro: sia per svago che, soprattutto, per implementare la funzione didattica della lettura. Le biblioteche previste erano strutturate in due tipi: principali e secondarie. Le prime erano quelle istituite sulle imbarcazioni maggiori, sulle navi scuola, sugli istituti di formazione, nei depositi, negli ospedali e nei distaccamenti. Erano secondarie le biblioteche allestite sugli incrociatori e sulle navi ausiliarie. Le biblioteche secondarie, inoltre, erano necessarie a bordo delle unità destinate a svolgere lunghe campagne all’estero dove la presenza di volumi era imprescindibile per impedire agli uomini in divisa di abbrutirsi facendo solo cameratismo e conversando, quasi sempre non in italiano, ma nei vari dialetti dello Stivale, e prevalentemente di argomenti infimi.
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