10 NOVEMBRE

Oggi, ma nel 1984, a Lagonegro, in provincia di Potenza, scompariva Maria Antonietta Flora, insegnante della scuola elementare cittadina di 27 anni. Il corpo non verrà mai ritrovato e la sua fine rimarrà un giallo.
Era sposata con un dipendente dell’Enel e madre di due bambini. Era uscita da casa sua alle 19, per andare nell’abitazione dei genitori per farsi somministrare un'iniezione, dalla cognata, che sarebbe stata utile ad alleviare i fastidi causati dalla sinusite.
La sua Autobianchi A112 blu verrà ritrovata, alle 13.30 del giorno successivo, 11 novembre, vuota, abbandonata nella piazzola di sosta di Carconi della corsia nord dell’autostrada Salerno-Reggio Calabria con macchie di sangue, verosimilmente della giovane donna, secondo i giudizi dei periti, sullo sportello lato guida, sia all’interno che all’esterno, sul blocco di accensione, sul paraurti posteriore sinistro.
Il 15 marzo 1986 verrà arrestato Biagio Riccio, macellaio, concittadino della presunta vittima, che aveva 21 anni alla data della scomparsa di Maria Antonietta (nella foto, particolare, un frame dalla puntata della trasmissione televisiva Rai 3 “Telefono giallo” che andrà in onda l’8 gennaio 1991), che aveva rapporti con lei e che aveva incontrato la maestra la sera prima, in località Cazzivella, sulla strada provinciale 26. Dopo due anni trascorsi in carcere verrà scagionato e nel 1992 la sentenza assolutoria diverrà definitiva.
Anche Guerino Buldo, amico di Riccio, inizialmente ritenuto complice, verrà decretato estraneo alla vicenda. Tra le piste che verranno seguite dalle forze dell’ordine e dai magistrati per tentare di fare luce sul presunto omicidio della maestra ci sarà l'ipotetica relazione amorosa extraconiugale con l’imprenditore locale Domenico Di Lascio. Quest’ultimo verrà colpito, da due sicari che rimarranno ignoti, cinque anni dopo, nell’ufficio del suo mobilificio, a Nemoli, sul lago Sirino, l’11 gennaio 1989, a 52 anni, con tre colpi di pistola calibro 6.35, e morirà nel reparto rianimazione dell’ospedale potentino San Carlo.
Prima di essere assassinato sospetterà della moglie nella strana sparizione di Maria Antonietta, consorte che era estremamente contraria alla relazione del coniuge con la maestra e aveva cercato anche nel marito di lei un ipotetico alleato. Di Lascio, infatti, era fortemente intenzionato ad andare a vivere con Maria Antonietta.
Il 22 novembre 1991 la Corte d’assise d’appello di Potenza stabilirà l’estraneità dell’agguato mortale ai danni di Di Lascio con la misteriosa sorte della Flora. Di Lascio, secondo personaggi della criminalità del circondario della Basilicata, sarebbe stato ucciso, presumibilmente, dalla ‘ndrangheta.
La fine della maestra rimarrà un cold case della cronaca nera nazionale e verrà ricordata pubblicamente, per la prima volta, l’8 marzo 2010, nella sala consiliare del Municipio di Rivello, grazie all’interessamento del prete lucano, impegnato sul fronte dell’educazione alla legalità, don Marcello Cozzi e al professor Gerardo Melchionda, referente di zona di Libera, l’associazione contro le mafie.

