11 aprile

10 Aprile 2020

Oggi, ma nel 1990, a Carpiano, in provincia di Milano, Antonio Schettini e Nino Cuzzola, su mandato di Domenico e soprattutto Antonio Papalia, boss della 'ndrangheta calabrese e capo bastone dell'omonimo clan, assassinavano, con 6 colpi di pistola calibro 38 special, Umberto Mormile, educatore in servizio nel penitenziario di Opera, sempre nel milanese, la più grande delle 225 strutture carcerarie italiane. L'azione punitiva avveniva in base ad un presunto accordo Stato-criminalità organizzata per consentire agli agenti dei servizi segreti italiani di entrare nelle case circondariali e parlare con i mafiosi in regime di 41 bis.

Mormile era a bordo della sua Alfa Romeo 33 (nella foto il cadavere mentre veniva portato via dalla scena della sparatoria e nello sfondo la vettura di Mormile). Inizialmente l'omicidio verrà rivendicato, il 27 ottobre successivo, con una telefonata anonima alla redazione Ansa di Bologna come eseguito dalla neo formazione terroristica Falange armata carceraria, ma la tesi non reggerà. Successivamente verrà fuori un'altra pretestuosa motivazione del delitto: la vittima si sarebbe rifiutata di favorire l'uscita per buona condotta dell'ergastolano Domenico Papalia, nonostante la ricompensa di 30 milioni di lire. Anche questa pista presenterà incongruenze.

Mormile era il compagno di Armida Miserere, classe 1956, di Casacalenda in provincia di Campobasso, che da direttrice del supercarcere di Sulmona si suiciderà, il 19 aprile 2003, nel suo alloggio di servizio. I due si erano conosciuti quando entrambi lavoravano nella struttura di reclusione di Parma, nel 1984, e lei era stata assegnata come vicedirettore di prima nomina. La complessa vicenda verrà ricostruita da Cristina Zagaria nelle 310 pagine del volume "Miserere. Vita e morte di Armida Miserere, servitrice dello Stato, che verrà pubblicato da Dario Flaccovio, di Palermo, nel 2006. Dal giorno della esecuzione di Mormile la Miserere, insieme ai fratelli del defunto, Stefano e Nunzia Mormile, porterà avanti, privatamente, ricerche volte ad appurare la verità sulla fine del suo amato. Ma l'agguato mortale dell'11 aprile 1990 rimarrà comunque avvolto nel mistero, nonostante le condanne in via definitiva dei responsabili morali e materiali.