11 FEBBRAIO

Oggi, ma nel 1799, a Pavia, nell’abitazione situata all’interno di Palazzo Ghisleri Aizaghi Malaspina, si spegneva, a 70 anni, il biologo Lazzaro Spallanzani, ritenuto il padre scientifico della fecondazione artificiale. Il titolo se lo era meritato dopo aver determinato, nel 1765, l’infondatezza della generazione spontanea.
Padre gesuita, dal 1754, dopo aver frequentato nell’ateneo bolognese i corsi di biologia e di fisica della cugina, Laura Bassi, felsinea, classe 1711, considerata le prime donne al mondo ad ottenere una cattedra universitaria. Spallanzani (nella foto, particolare, immortalato con alcuni suoi esperimenti, poi confluiti nel volume “Dissertazione di fisica animale e vegetabile”, del 1780, sullo sfondo), nato a Scandiano, in provincia di Reggio Emilia, nel 1729, aveva insegnato Storia naturale nell’università pavese, dal novembre 1769 e nel 1771 aveva creato il prestigioso Museo di storia naturale. Spallanzani aveva dimostrato come, lavorando in ambiente sigillato alla fiamma e sterilizzato, nel dettaglio flaconi di vetro contenenti infusi, non si potesse creare vita attraverso microorganismi batterici.
Negli speciali contenitori approntati nel suo laboratorio non si verificava la crescita batterica, constatazione che aveva reso noto il suo impegno scientifico a livello europeo. Le ricerche di Spallanzani, tuttavia, erano estese anche al funzionamento dell’apparato digerente umano, a quello del cuore, alla respirazione e alla fisiologia. Aveva determinato il sistema di ecolocalizzazione dei pipistrelli. Nel 1936, a Roma, gli verrà dedicato, quello che diverrà l’omonimo Istituto nazionale di malattie infettive, su via Portuense, all’interno dell’ospedale San Camillo de Lellis, aperto nell’ottobre 1929.

