11 NOVEMBRE

10 Novembre 2022

Oggi, ma nel 1919, ad Ancona, la legione territoriale carabinieri onorava per la prima volta la scomparsa del rappresentante marchigiano della Benemerita Giovanni Burocchi, originario di Penna San Giovanni, in provincia di Macerata, classe 1881, al quale l’11 ottobre precedente era stata assegnata la medaglia d’oro al valor militare alla memoria, motu proprio, dal sovrano sabaudo Vittorio Emanuele III.

Medaglia che poi, durante la campagna fascista per l’oro alla Patria, il 18 dicembre 1935, verrà consegnata dai parenti del carabiniere eroe per finanziare l’operazione bellica in Etiopia e poi anche la partecipazione al secondo conflitto mondiale.

Burocchi (nella foto, particolare, dritto e verso della medaglia commemorativa in bronzo, da 60 millimetri di diametro, realizzata dall’incisore romano Franco Pioli per l’estremo sacrificio di Burocchi e il conferimento della massima onorificenza militare, con motivazione e coniata dal milanese Stefano Johnson) era stato assassinato, il 3 ottobre di quel 1919, a 38 anni, con un colpo di pistola al petto nel porto di Fiume, città occupata dalla reggenza dannunziana dal 12 settembre precedente, a bordo del mercantile Presidente Becker, da arditi del 22° reparto d’assalto, perché non aveva voluto consegnare le armi e il carico della nave necessario alla sopravvivenza dei legionari di Gabriele d'Annunzio accorsi dopo la vittoria ritenuta mutilata, dato il blocco dei rifornimenti imposto dal governo guidato da Francesco Saverio Nitti. Aveva tentato di sventare il colpo di mano rimanendo fedele agli ordini ricevuti dai superiori dell’Arma.

Burocchi, alla cui memoria verrà intitolata la caserma anconetana dei carabinieri, era salpato, proprio da Ancona, l’1 ottobre precedente, poiché era stato incaricato, insieme al collega Altobrando De Luca, di fare da scorta al mercantile Presidente Becker, che era diretto a Sebenico carico di derrate alimentari. Ma poi, quando era giunta in alto mare, la nave era stata dirottata da cinque rivoltosi che appartenevano all’intendenza militare di Ancona e che si erano imbarcati con documenti falsi. L’omicidio di Burocchi aveva suscitato enorme commozione sia nelle Marche che nel Belpaese, ma anche a Fiume, emozionando pure il Vate pescarese.