12 APRILE

11 Aprile 2023

Oggi, ma nel 1973, a Milano, si consumavano i disordini e le violenze del “Giovedì nero”, messi a segno da militanti del Movimento sociale italiano, coadiuvati da estremisti della destra eversiva: Avanguardia nazionale, Lotta di popolo, Ordine nero, La Fenice, Ordine nuovo e Squadre d’azione Mussolini. I neo fascisti coinvolti provenivano da tutta Italia ed erano accorsi per presenziare al comizio di Francesco “Ciccio” Franco, senatore del Msi dal 25 maggio 1972, già sindacalista Cisnal e animatore della rivolta fascista del “boia chi molla”, del 14 luglio 1970 a Reggio Calabria. L’appuntamento con il controverso politico reggino era però stato vietato, all’ultimo momento, per questioni di ordine pubblico, dal prefetto meneghino Libero Mazza.

Nel contesto dei tafferugli, una delle due bombe a mano SRCM modello 35, di fabbricazione italiana, lanciate in via Felice Bellotti, colpiva al petto, uccidendolo, l’agente di pubblica sicurezza della Celere, Antonio Marino (nella foto, particolare, il corpo senza vita riverso sull’asfalto, nel pieno dell’azione), di 22 anni, casertano, arruolatosi due anni prima.

Verranno ritenuti colpevoli, il 9 marzo 1977, Vittorio Loi, figlio del pluripremiato campione di pugilato Duilio Loi, Maurizio Murelli, quali esecutori materiali, e il bombarolo Nico Azzi, come fornitore dell’ordigno. I primi due meriteranno 18 e 19 anni di carcere, il terzo ne rimedierà 2 di reclusione. A denunciare Loi e Murelli sarà Gianluigi Radice, segretario provinciale del Fronte della gioventù, anche per ricevere la taglia, da 5 milioni di lire, elevata dai vertici missini. Azzi riceverà pena mite in virtù della menomazione che si era involontariamente auto procurato tentando di piazzare un congegno esplosivo, il 7 aprile precedente, sul treno Torino-Genova-Roma, spacciandosi per antagonista “rosso”.