12 Febbraio

11 Febbraio 2021

Oggi, ma nel 1944, a Capo Sunio, promontorio situato sulla punta meridionale dell'Attica, in Grecia, a 69 chilometri da Atene, affondava, dopo aver urtato l'isolotto di Patroclo, il piroscafo Oria, norvegese, ma requisito dai nazisti, varato nel 1920, lungo 87 metri e largo 13, stipato ben oltre il massimo carico possibile, che trasportava anche 4046 prigionieri di guerra italiani, tutti morti nella sciagura. Per lo più erano finiti in quella triste situazione e venivano deportati perché si erano rifiutati di aderire alla Repubblica sociale italiana dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943. Il piroscafo era salpato, il giorno precedente, da Rodi, scortato dalle torpediniere TA 16, TA 17 e TA 19, ed era diretto al Pireo. Nel dettaglio, aveva a bordo: 43 ufficiali, 118 sottufficiali, 3885 soldati italiani. Anche se stando all'elenco ufficiale gli italiani sarebbero dovuti essere 4116. Oltre a trasportare pure 90 militari tedeschi che erano di guardia. Più l'equipaggio, che, essendo norvegese, non conosceva affatto il fondale insidioso di quella zona, per giunta avanzava al buio e con il mare molto mosso. La collisione, infatti, era avvenuta a causa del maltempo che ostacolerà anche l'arrivo dei soccorsi. Le unità di recupero riusciranno a raggiungere l'imbarcazione solo due giorni dopo e comunque salveranno 37 italiani, 6 tedeschi, 1 greco, 5 uomini dell'equipaggio, incluso il comandante Bearne Rasmussen. Quest'ultimo, prima della partenza, si era opposto al viaggio giudicando le condizioni meteo eccessivamente rischiose. Nel 1999, il sommozzatore greco Aristotelis Zervoudis individuerà la precisa posizione del relitto. Il ritrovamento, dopo una lunga serie di immersioni di studio, sarà di tale importanza che, su decisione del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, presa il 29 dicembre 2017, il 5 giugno 2018, tramite l'ambasciatore italiano in Grecia Luigi Marras, verrà insignito del titolo di cavaliere dell'Ordine della stella d'Italia, riconoscimento considerato la più importante onorificenze concessa dallo Stato italiano ad un cittadino straniero. Il 12 febbraio del 2014 verrà inaugurato, nel tratto di costa davanti all'isolotto dell'impatto, il monumento commemorativo ai caduti (nella foto, particolare della visita effettuata dal capo dello Stato italiano Mattarella, il 6 settembre 2017, in occasione del X anniversario della fondazione della Eplo, ovvero la European public law organization, con sede ad Atene, e compito di diffondere i rapporti di pace internazionali). Come andarono le cose il 12 febbraio '44 si verrà a sapere soprattutto dal dettagliato resoconto del sergente di artiglieria del regio Esercito Giuseppe Guarisco, scampato alla morte, che, il 27 ottobre 1946, stilerà il suo documento ufficiale su richiesta della direzione generale del ministero della Difesa. La maggior parte dei naufraghi rimarrà in fondo al mare Egeo, che fungerà per loro anche da tomba, ad eccezione di 250 cadaveri. Questi verranno tumulati nel Sacrario dei caduti d'oltremare di Bari, che verrà aperto il 10 dicembre 1967, su interessamento del ministero della Difesa.

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