12 giugno

11 Giugno 2020

Oggi, ma nel 1996, a Trento, si spegneva, a 74 anni, Aldo Gorfer (nella foto), giornalista e scrittore, originario di Cles, sempre in quel di Trento, inviato speciale del quotidiano locale l'Adige, dal 1951 al 1977. Aveva dedicato gli ultimi 19 anni della sua esistenza, dopo essersi ritirato anticipatamente dal giornalismo di tutti i giorni per i postumi di un infarto, a raccontare la sua regione attraverso i libri di reportage arricchiti dalle foto di Flavio Faganello e soprattutto tramite le pagine delle sue guide turistiche. Fra i titoli mandati in libreria: Il vento bussa alla porta; Gli eredi della solitudine; Al di là della storia; Terra mia; I segni della storia; La collina di Trento; Rovereto e la valle Lagarina; Le valli del Trentino occidentale; Le valli del Trentino orientale.

Moriva proprio mentre stava lavorando al quinto volume della sua monumentale Guida dei castelli del Trentino, il cui primo tomo risaliva al 1965, pubblicato dalla Saturnia di Trento. Gorfer, che nel suo giornale fu anche caporedattore e direttore - anche se in quest'ultimo ruolo solo dal 21 al 28 maggio 1994 per non aver ottenuto la fiducia dei colleghi - era stato soprattutto un cronista ed un narratore: delle storie della gente di montagna, dei villaggi abbandonati, delle tradizioni scomparse, delle migrazioni cicliche avvenute in una regione che con fatica cercava un riscatto e un’autonomia piena. Soprattutto aveva incarnato il ruolo del giornalista colto, col taccuino e la macchina fotografica in giro per luoghi impervi piuttosto che immobile dietro la scrivania, antropologo, geografo, o "antropo-geografo", come si definiva, impegnato più che politicamente come ecologista ante litteram e studioso di tradizioni popolari sempre all'opera per tentare di elevare il passato della sua terra. Argomento al centro del suo percorso di approfondimento, a cominciare dalla discussione della tesi di laurea, in lettere all'università di Urbino, nel 1950, col glaciologo Giovanni Maria Villa.

Aveva mosso i primi passi in redazione a Vita trentina e quindi al Popolo del Trentino, testata cattolica fondata da Flaminio Piccoli. Ambiente non estraneo alla sua formazione, avendo frequentato il seminario arcivescovile fino alla maturità classica.