13 FEBBRAIO

Oggi, ma nel 1983, a Torino, nel cinema Statuto, in via Cibrario, l’incendio causato da un cortocircuito, uccideva 64 persone, che assistevano alla proiezione del film “La capra”, del regista francese Francis Veber. La struttura, situata nel semicentrale quartiere San Donato, prendeva il nome dalla limitrofa piazza Statuto, dedicata allo Statuto albertino, promulgato il 4 marzo 1848 dal re savoiardo Carlo Alberto.
Le scintille, scattate alle 18.15, a 20 minuti dall’inizio della proiezione, avevano infiammato la tenda che separava il corridoio di accesso di destra, dalla platea, passando il fuoco alle poltrone delle ultime file, bloccando, di fatto, il deflusso d’emergenza. In quel pomeriggio di quarant’anni fa (nella foto, particolare, i vigili del fuoco intenti a domare il fuoco), cinque delle sei uscite di sicurezza laterali erano state bloccate dal proprietario Raimondo Capella.
La sala aveva passato le verifiche di controllo dopo la ristrutturazione, terminata a fine 1982. Era considerato un cinema di seconde visoni ed infatti, anche il lungometraggio in cartellone, era del 1981. Più che dalle fiammate, le vittime venivano stroncate dalle esalazioni di ossido di carbonio e di ossido cianidrico, prodotte dalla combustione dei materiali degli arredi.
A causa della neve, che continuava a scendere, erano presenti appena 100 spettatori. Dei 64 deceduti, 31 erano maschi e altrettanti femmine. Ai 62 adulti andavano aggiunti poi un bambino ed una bambina. Le età dei malcapitati andavano dai 7 ai 55 anni. Due giorni dopo, 15 febbraio, il presidente della Repubblica Sandro Pertini, accompagnato dal sindaco Diego Novelli, presenzierà ai funerali nel Duomo, cattedrale di San Giovanni Battista.
Capella verrà condannato a due anni di carcere, in via definitiva, il 21 marzo 1990, e al risarcimento dei 250 parenti dei periti, per 3 miliardi di lire complessivamente. Verranno comminati 7 anni di carcere al geometra supervisore dei lavori edili, Amos Donisotti. La pena di 4 anni resterà al tappezziere Antonio Ricci e all’operatore cinematografico Antonio Iozza. La vicenda influirà sulla normativa inerente la sicurezza e le norme antincendio dei locali di uso pubblico. Il fabbricato verrà demolito e al suo posto verrà riedificato un palazzo residenziale, con annessi negozi.

