13 novembre

Oggi, ma nel 1885, a Napoli, a Palazzo du Mesnil, nella sede della Società africana d’Italia, si chiudeva la prima conferenza coloniale, aperta l’8 novembre precedente.
Avveniva durante il terzo governo guidato da Agostino Depretis, esponente della Sinistra storica, in carica dal 29 maggio 1881, che aveva conservato ad interim il dicastero degli Esteri, che si occupava anche dei possedimenti d’oltremare, non essendo stato istituito un vero e proprio ministero delle colonie, che arriverà, invece, nel quarto governo presieduto da Giovanni Giolitti, il 20 novembre 1912, e sarà assegnato a Pietro Bertolini.
Gli atti della prima adunanza congressuale verranno riassunti in 112 pagine e verranno pubblicati l’anno successivo, 1886, sotto l’egida sempre dell’ente ospitante l’evento. La SAI, che era sorta come Club africano nel 1880, nella storica dimora di via Duomo 219, per iniziativa di accademici residenti all’ombra del Vesuvio, era una sorta di ponte tra il capoluogo campano e le colonie del regno d’Italia.
Aveva promosso importanti iniziative di carattere scientifico, commerciale e divulgativo, anche attraverso la pubblicazione del proprio Bollettino, con cadenza trimestrale, intitolato “L’Africa italiana” (nella foto, particolare, il supplemento “La colonizzazione in Africa”, allegato all’edizione del 1891, contenente l’annuncio dell’uscita delle memorie di viaggio di Romolo Gessi, “Sette anni nel Sudan egiziano”, curate dal figlio dell’esploratore Felice Gessi insieme al capitano Manfredo Camperio, fondatore della rivista “L’Esploratore” nel 1877).
Già nell’adunanza dell'8-13 novembre 1885 veniva stabilito, con le collezioni etnografiche, zoologiche, malacologiche e botaniche, d'istituire il museo, in via Chiatamone, in uno degli edifici dell’università partenopea L’Orientale, ritenuta la più antica scuola di orientalistica d’Europa. Museo che verrà aperto solo il 28 ottobre 2014.
Rimettendo in ordine anche il materiale e la biblioteca devastata dal terremoto dell’Irpinia, del 23 novembre 1980, del X grado della scala Mercalli e da 2914 morti complessivamente. La Società africana d’Italia sarà costretta a ridimensionare le proprie attività ed aspettative a causa dello scoppio del primo conflitto mondiale. Ma tornerà a splendere durante il Ventennio fascista, anche grazie al lavorio di Enrico Felicella -docente di lingue nell’ateneo napoletano Federico II, nonché rappresentante del Partito nazionale fascista alla Camera per tre legislature- che ne sarà presidente dal 1928 al 1943.
La Sai passerà dal compito di diffondere la cultura coloniale tra studiosi ed adepti a quello di renderla il più popolare possibile, data l’intenzione espansiva del Belpaese in orbace guidato da Benito Mussolini. Anche se il grosso dell’opera verrà effettuato dall’Istituto coloniale fascista di Roma e dalla fondazione della Mostra triennale delle terre d’oltremare, che verrà inaugurata, a Napoli, l’1 maggio 1940.

