TODAY

13 SETTEMBRE

Oggi, ma nel 1943, a Venezia, veniva portato a termine l’avventuroso trasferimento, iniziato l’8 settembre, di due motosiluranti tedesche, “S 54” e “S 61”, che erano di stanza nella rada del Mar piccolo del porto di Taranto, che determinava la presa del porto della città lagunare da parte della Kriegsmarine.

Durante il viaggio la delegazione, composta da quaranta militari della terza flottiglia, agli ordini del sottotenente di vascello della Marina germanica Klaus Degenhard-Schmidt, di Kiel, classe 1918, che aveva come secondo il capo nocchiere Friedel Blömker, affondava il posamine britannico “Abdiel”, che stava sbarcando a Taranto 400 uomini del sesto battaglione paracadutisti.

Complessivamente tra i morti del posamine “Abdiel” e quelli dell’altro naviglio italiano ed alleato silurato durante la crociera in convoglio, si conteranno 549 vittime. Complice l’inazione dei comandi costieri del Belpaese, post armistizio di Cassibile e conseguente alla paura dopo l’affondamento della corazzata “Roma”, al largo dell’isola dell’Asinara, in Sardegna, con 1352 marinai italiani annegati, da parte della Luftwaffe, il 9 settembre, venivano anche catturati quattro piroscafi.

Tra quelli, il più importante era il “Leopardi”, comandato dal capitano Vittorio Barich, che era stato completato da pochi giorni ed era in viaggio dal cantiere di Fiume con 700 soldati italiani a bordo più civili parenti di ufficiali. Poi vi erano anche i piroscafi “Pontinia”, “Sabaudia” e “Albatros”, che erano diretti verso sud.

L’11 settembre era anche stato affondato, a 12 miglia al largo dal lido della città lagunare, il vecchio cacciatorpediniere “Quintino Sella”, che portava il bagaglio del re Vittorio Emanuele III in fuga. Tutto ciò era avvenuto mentre, il 9 settembre, la corvetta “Baionetta”, salpata dallo scalo marittimo di Ortona, in provincia di Chieti, trasferiva a Brindisi proprio il sovrano sabaudo ed il suo seguito di dignitari, diretto da Roma, via Pescara, verso l’esilio di Alessandria d’Egitto.

A causa della presenza nell’Adriatico di “Sciaboletta” le motosiluranti “S 54” e “S 61” erano state costrette a fare rifornimento di acqua e viveri nella baia di Scala Vjosa, a nord di Valona, per non essere avvistate.

Dopo aver raggiunto la città lagunare Degenhard-Schmidt, si presentava, delegato dal feldmaresciallo Albert Kesselring, comandante supremo delle forze militari hitleriane presenti nel Belpaese, al capo italiano del Dipartimento marittimo di zona, ammiraglio Emilio Brenta -già alla testa del reparto Operazioni di Supermarina, chiamato in laguna a sostituire l’ammiraglio Ferdinando di Savoia Genova che era andato in Abruzzo a scortare il re fellone- convincendolo ad arrendersi con l’intera guarnigione, che era forte di 16mila unità. Determinando di fatto la caduta in mano ai tedeschi della strategica base navale veneziana.

Il 22 dicembre di quel 1943 Degenhard-Schmidt, per tale ardimento, verrà insignito dal Führer del titolo di Cavaliere della croce di ferro (nella foto, particolare, proprio con l’ambita onorificenza al collo), ma morirà, il 22 dicembre 1944, a soli 26 anni, a Dunkerque.

Tutta la vicenda verrà raccontata dettagliatamente da Erminio Bagnasco, già capitano di corvetta della Marina militare italiana, fondatore e direttore del mensile “Storia Militare” della Ermanno Albertelli edizioni, nelle 127 pagine del volume intitolato “Corsari in Adriatico 8-13 settembre 1943”, pubblicato dall’editore Ugo Mursia di Milano, nel 2006.