19 gennaio

Oggi, ma nel 2000, ad Hammamet, in Tunisia, alle 17, moriva in esilio volontario, per arresto cardiocircolatorio dovuto alle complicazioni del tumore al rene destro, oltre che per problemi legati al diabete e alla gotta, Benedetto “Bettino” Craxi, di 65 anni, discusso e discutibile esponente socialista comunque considerato dagli analisti politici tra i personaggi più influenti della storia dell’Italia repubblicana (nella foto, particolare, manifesti elettorali craxiani affissi sopra quelli del Movimento sociale italiano, a Roma, nella campagna per il voto del 26 e 27 giugno 1983, per il rinnovo dei rappresentanti di Camera e Senato, che aveva raccolto lo storico risultato del 14 per cento dei consensi su scala nazionale).
Per questioni d’opportunità, agitate soprattutto a sinistra, e pure per la non accettazione da parte della famiglia, soprattutto dai figli Stefania e Vittorio detto “Bobo” più che dalla moglie Anna Maria Moncini, non avrà funerali di Stato in Italia. Ad accudirlo, fino al decesso, in terra nordafricana c’era la showgirl Patrizia Caselli, di 39 anni, sua amante dal 1991, nonché ex dell’attore Walter Annicchiarico “Chiari” dal 1979 al 1987. Milanese di nascita, “Ghino di Tacco” era latitante dal 21 luglio 1995 ed era arrivato sotto protezione dell’amico Zine El-Abidine Ben Ali, secondo presidente tunisino in carica dal 7 novembre 1987 al 14 gennaio 2011, il 14 maggio 1994.
Sostanzialmente era fuggito all’estero per sottrarsi alla giustizia tricolore. Particolarmente all’iter giudiziario di Tangentopoli. Considerandosi un perseguitato dalla giustizia italiana eccessivamente politicizzata. Condannato con sentenza passata in giudicato, il 12 novembre 1996, a 5 anni e 6 mesi di reclusione, per corruzione, nel processo Eni-Sai ed anche, sempre definitivamente, il 20 aprile 1999, a 4 anni e 6 mesi di carcere, per finanziamento illecito, nella questione giudiziaria riguardante le tangenti della metropolitana del capoluogo lombardo. Era stato presidente del Consiglio dei ministri dal 4 agosto 1983 al 18 aprile 1987. Aveva mantenuto la carica di segretario nazionale del Psi dal 16 luglio 1976 all’11 febbraio 1993.
Aveva rivestito il ruolo di presidente del Consiglio europeo dall’1 gennaio 1985 al 30 giugno di quell’anno. Era stato deputato del partito col simbolo del garofano rosso dal 5 giugno 1968 al 14 aprile 1994, ovvero ininterrottamente per sette legislature, dalla V alla XI. Nel frattempo, tra la crisi di Sigonella del 12 ottobre '85 e la rottura con la Balena bianca di Ciriaco De Mita del 9 aprile '87, passando per il discorso di Montecitorio del 9 aprile '93, era cambiato e non poco il Belpaese e il suo assetto istituzionale. Aveva anche ricoperto l’incarico di europarlamentare dal 17 luglio 1979 al 30 giugno 1992.
