Di Nardo, gol e mentalità: il suo segreto è in famiglia

La rinascita del bomber Antonio Di Nardo: dalla retrocessione in Eccellenza con la Vastese a terzo cannoniere della B. Il merito del fratello mental coach: «Dopo la serie D voleva mollare il calcio»
PESCARA. Sacrificio. Lavoro. Mentalità. Sembrano semplici parole, ma sono il vangelo per Antonio Di Nardo, bomber del Pescara arrivato a 11 reti in stagione, che sta trascinando a suon di gol i biancazzurri verso il traguardo della salvezza. Terzo miglior marcatore della serie B, Di Nardo è il calciatore che non ti aspetti. Una carriera che parte da lontano e che compie discese e risalite, come su una montagna russa. Alti e bassi. Anzi, tanti bassi e pochi alti.
La carriera. Nasce a Napoli con il mito di Maradona e, come tanti “scugnizzi”, ha un sogno: fare il calciatore. Parte dal Latina, a 16 anni, gioca il campionato Primavera: 13 presenze e 4 gol. Lo nota la Sampdoria che se lo porta a Genova, i blucerchiati lo acquistano per un milione, ma non scatta la scintilla e iniziano i prestiti. Torna al Latina, ancora in Primavera, e in 6 mesi sigla altri due gol. Sembra un predestinato, uno di quei bomber grezzi da plasmare. Il Latina quell’anno è in serie B e Di Nardo viene spesso aggregato in prima squadra, colleziona 6 presenze in serie cadetta e, a 20 anni, assaggia il “grande calcio”. Il sogno sembra più vicino e sempre più alla portata.
Invece è l’inizio del baratro. Passa in serie C: Arezzo, Vis Pesaro e Lucchese, in 3 anni colleziona 60 presenze e 2 gol. Sì, 2 gol. Una mazzata per un bomber d’area di rigore. Per riprendersi, scende di categoria, in serie D. È la stagione 2020/21, con il Sona sigla 12 gol in 36 presenze. Passa alla Vastese, 11 gol in 31 presenze. Tornano le reti ma arriva un’altra stangata. La Vastese retrocede in Eccellenza. Per Di Nardo il baratro si allarga. Poi Campobasso, la squadra molisana crede nelle qualità dell’attaccante napoletano. Fa due buone stagioni ma, al termine del secondo anno, resta senza squadra. A 27 anni sembra la fine. È qui che il percorso calcistico del bomber biancazzurro si incrocia con un altro Di Nardo, Gianni, il fratello più grande che, di mestiere, fa il mental coach di giocatori. È la svolta.
La svolta. «Il lavoro che abbiamo fatto io e Anto, in realtà inizia da molto prima», racconta Gianni. «Ogni singolo allenamento, ogni singola scelta e ogni singolo sacrificio fatto in passato è stato fatto per vivere quello che stiamo vivendo adesso. Non è stato per niente facile. Dopo la serie C lui voleva mollare, siamo andati in serie D che nessuno lo voleva, andava a fare le prove nei club e veniva rifiutato. Per un calciatore è tosta». La vicinanza con il fratello, sia come figura familiare che come mental coach, è la rinascita per Di Nardo. «Inizialmente lo aiutavo proprio a livello tecnico. Per esempio, già ai tempi dell’Arezzo, che lo misero fuori squadra, alle 6 di mattina lo portavo ad allenarsi nei parcheggi. Era buio e accendevamo i fari della macchina per illuminare e con il pallone facevamo gli esercizi. Poi pian piano ho capito che stava iniziando a mollare a livello mentale, continuava a dirsi che non ce l’avrebbe fatta, e allora abbiamo iniziato le sedute che facciamo tutt’oggi».
L’obiettivo. Il cambiamento di passo parte dall’obiettivo prefissato in testa, «io ed Antonio ci siamo guardati e ci siamo detti: “l’obiettivo è arrivare in serie B e segnare tanti gol”, ce lo siamo fissati in testa e abbiamo iniziato a lavorare su questo. Gli ripetevo sempre che non conta se commetti degli sbagli in campo o fuori. Perseguire l’obiettivo è l’unica cosa che importa. Abbiamo lavorato tanto su come gestire gli errori, un aspetto fondamentale per un calciatore, e di pensare a fare solo alte prestazioni, essere concentrati anche se non arrivano i gol. Questo gli è servito tanto anche nell’ultimo periodo quando in alcune partite non riusciva a trovare la rete». «Poi», continua Gianni, «abbiamo iniziato a programmarci il futuro. A Campobasso ci siamo detti che saremmo andati in serie B a qualsiasi costo. Lui aveva smesso di credere alle sue potenzialità, quindi c’è stato un processo mentale per eliminare i pensieri negativi e concentrarsi solo su gli aspetti positivi. Quello che oggi Antonio sta facendo era già tutto scritto per noi, tutto programmato. Abbiamo un piano e seguiamo il piano, non c’è nulla che possa distoglierci da questo. La perseveranza è quello che ci porta avanti. Mancava solo l’occasione e Pescara è stata la porta d’ingresso per la sua nuova carriera».
Il Pescara. Nella scorsa sessione di mercato estivo i biancazzurri allestiscono la squadra per la serie B, ed ecco l’intuizione di Pasquale Foggia, ds biancazzurro: «Quest’estate era rimasto senza squadra, ma eravamo convinti che sarebbe arrivata l’occasione giusta. Tant’è che Antonio si è allenato tutta l’estate da solo: correva, faceva palestra, tutto. Ogni giorno ci sentivamo e facevo in modo di mantenere la concentrazione alta. Quando è arrivata la chiamata del direttore non ci abbiamo pensato un attimo e abbiamo firmato. Antonio ha sentito la piena fiducia di tutta la città e sta la sta ripagando in campo con le prestazioni. Nell’ultimo periodo, quando ci sentiamo, è convinto che la salvezza sia più che alla portata. La squadra ci crede tanto. Cosi abbiamo cambiato obiettivo: arrivare in serie B e segnare l’abbiamo raggiunto, ora nella testa di Antonio c’è solo salvare il Pescara».

