14 APRILE

Oggi, ma nel 1900, a Parigi, all’Hotel de Russie, Mario Bruzzone, in rappresentanza della Federazione italiana di ciclismo, della quale era il segretario dal 1897, insieme ai delegati di Belgio, Francia, Stati Uniti d’America e Svizzera, fondava l’Unione ciclistica internazionale. Rimpiazzava l’Associazione ciclistica internazionale, fondata a Londra nella Royal agricultural hall, nel novembre 1892, Henry Sturmey, con la partecipazione per il Belpaese, di Giuseppe Bonetti.
Inizialmente la sede dell’Uci era Alessandria, perché Bruzzone, geometra nella vita di tutti i giorni, era stato scelto quale segretario. Per lo stesso motivo il Campionato del mondo su pista del 1902, dal 15 al 22 giugno, si terranno a Roma, nel velodromo di Porta Salaria, alla presenza di re Vittorio Emanuele III. Primo presidente dell’Uci sarà, dal 1900 al 1922, il belga Emile de Beukelaer.
L’unico esponente apicale italico del sodalizio sarà, dal 1958 al 1981, Adriano Rodoni. Quest’ultimo, soprannominato “Il Presidentissimo” (nella foto, particolare, sorridente, accanto al “Campionissimo” Fausto Coppi, in maglia iridata), milanese, classe 1898, già direttore sportivo di Alfredo Binda -professionista dal 1922 al 1936, appellato non a caso “L’imbattibile”, vincitore, tra l’altro, di tre ori mondiali e di cinque Giri d’Italia- due volte capo della Federazione ciclistica italiana e vice presidente del Comitato olimpico nazionale italiano.
Dal 1965 al 1992 Roma ospiterà la sede della Federazione internazionale di ciclismo amatoriale, che sorgerà come costola dell’Uci. La divisone tra professionisti e dilettanti sarà opera di Rodoni, per rimediare alla minaccia del Comitato internazionale olimpico di escludere il ciclismo dal programma dei giochi a cinque cerchi, in preparazione di Mexico ’68, proprio a causa della presenza dei “pro”.

