15 OTTOBRE

Oggi, ma nel 1764, a Roma, Edward Gibbon, il futuro “primo storico moderno dell’antica Roma”, seduto tra le rovine del Campidoglio, durante il suo viaggio di formazione in Italia, come annotato nel suo diario, guardando i frati scalzi che intonavano il vespro nel Tempio di Giove, ideava di scrivere il suo saggio “Storia della decadenza e declino dell’impero romano”, destinato a diventare una pietra miliare di livello planetario degli studi sulla romanità.
Nel suo lavoro, che verrà pubblicato per la prima volta in 6 volumi, in inglese, tra il 1776 e il 1789, dagli editori Strahan & Cadell, di Londra, analizzerà dettagliatamente, anche attraverso fonti primarie, il periodo tra il 98 e il 1590. La traduzione in italiano, invece, arriverà nel Belpaese nel 1820-1824, sarà suddivisa in 13 libri, sarà edita da Nicolò Bettoni di Milano, e sarà frutto dello sforzo del giornalista Davide Bertolotti, torinese del 1784.
L’opera (nella foto, particolare, il frontespizio della prima stampa americana, in 8 tomi, pubblicata a Philadelphia, dagli editori William Birch & Abraham Small, nel 1804-1805, con a sinistra la riproduzione del ritratto di Gibbon realizzato dal pittore britannico Joshua Reynolds) sarà di fatto la prima disamina completa ed impietosa delle cause e delle concause che avevano condotto all’implosione una delle realtà occidentali più potenti dell’antichità. In estrema sintesi l’autore -londinese, classe 1737, che sarà anche un influente rappresentante del partito dei Whigs al parlamento della Gran Bretagna- l’impero romano sarebbe, verosimilmente, franato per le invasioni barbariche.
Queste avevano avuto modo di farsi largo anche a causa dello smarrimento di senso civico da parte dei sudditi, indeboliti dal crescente benessere. La colpa sarebbe stata per buona parte dei romani che, lasciandosi tentare dalla vita meno virile, ma più agiata, avevano delegato la difesa dei confini a mercenari, spesso ex barbari, che, benché integrati a forza nella quotidianità imperiale, erano di fatto disinteressati verso la reale salvaguardia della sacra romanità.
Anche il cristianesimo, prendendo sempre più piede, aveva convinto la moltitudine dei cittadini all’aspirazione alla vita eterna, ritenuta ben più importante dell’esistenza terrena, peculiarità che aveva sottratto loro la foga di sacrificarsi in tutto e per tutto in favore dell’impero.

