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16 febbraio

16 Febbraio 2026

Oggi, ma nel 1936, a Garmisch-Partenkirchen, in Germania, andava in scena la cerimonia conclusiva dei IV Giochi olimpici invernali, manifestazione iniziata il 6 febbraio precedente, e l’Italia concludeva senza aver conquistato alcuna medaglia ufficiale, ma aveva trionfato, il 14, nel giorno degli innamorati, nella disciplina dimostrativa della Pattuglia militare, progenitrice del biathlon. L’oro, che verrà subito dimenticato anche per via della connessione col fascismo, era comunque il primo titolo meritato dalla rappresentativa del Belpaese alle Olimpiadi sulla neve. La prova, inizialmente rifiutata dai vertici del Comitato olimpico internazionale, era stata riammessa per espresso volere del Führer Adolf Hitler. Erano state 9 le formazioni presenti a prendervi parte: oltre a quella tricolore, vi erano anche le delegazioni austriaca, tedesca, francese, elvetica, svedese, finlandese, cecoslovacca e polacca.

I quattro italiani che erano riusciti a brillare nella combinazione di abilità nel tiro con la carabina e di velocità nel fondo, in 2 ore 28 minuti 35 secondi, erano tutti Fiamme verdi (nella foto, particolare, all’arrivo, nell’immagine tratta dal quotidiano milanese “Corriere della Sera”, del 15 febbraio di quel 1936, di corredo alla notizia “Gli alpini vincono alle olimpiadi di Garmish con superba dimostrazione di virtù militari e atletiche”) della Scuola di montagna del regio Esercito di Aosta, istituita il 9 gennaio 1934, con base operativa nella caserma “Cesare Battisti” nel castello detto “del duca degli Abruzzi”.

A guidare il gruppo vi era il capitano Enrico Silvestri - che da due anni era anche l’allenatore del quartetto vittorioso - torinese del 1896; il sergente Luigi Perenni, al secolo Alois Prenn, altoatesino di Chienes in Val Pusteria, del 1913, che morirà anzitempo, il 28 agosto 1943, con il grado di tenente, scalando la principale parete di roccia di Breuil-Cervinia e alla sua memoria sarà dedicata la sezione addestrativa in grigioverde del pattinaggio sul ghiaccio di Courmayeur; il soldato Stefano Sertorelli, valtellinese di Bormio, del 1911, futuro allenatore della nazionale azzurra di sci alpino; il soldato ossolano Sisto Scilligo, di Formazza, del 1911, che si farà valere a livello mondiale nel fondo. Avevano totalizzato 14 secondi di distacco dalla squadra favorita, quella della Finlandia, che aveva impiegato 2 ore 28 minuti e 49 secondi e che si era piazzata al secondo posto. Terza era giunta la compagine svedese. Il Duce Benito Mussolini li ricompenserà con 30mila lire ciascuno anche per aver avuto la meglio sugli apparentemente invincibili atleti-combattenti nordici.