16 MAGGIO

Oggi, ma nel 1916, a Ronchi Valsugana, in provincia di Trento, sul lago glaciale del Colo, sul monte omonimo avveniva lo scontro tra la Brigata Ionio, del regio esercito, composta da calabresi, pugliesi e siciliani, al comando del generale Andrea Graziani, e le forze imperiali austro-ungariche, composte prevalentemente da dalmati e rumeni.
L’attacco avveniva di notte, a 1750 metri al livello del mare, pianificato dai militari asburgici con esito dimostrativo per enfatizzare il successo della “Strafexepidition”, “l’offensiva di primavera”, cominciata il giorno prima sotto il comando di Franz Conrad Von Hötzendorf, ma entrambi gli schieramenti non conoscevano le insidie del territorio. La superficie dello specchio d’acqua, che appariva come un prato innevato, si apriva inghiottendo 873 soldati con l’aquila bicipite, pari al 50 per cento della forza a disposizione. Il presidio tricolore abbandonerà la postazione cinque giorni dopo, il 21 maggio.
Graziani (nella foto, particolare, intento a stringere la mano a un fante), di Bardolino, in provincia di Verona, classe 1864, futuro ispettore generale del movimento di sgombero, dopo la rotta di Caporetto, del 24 ottobre-12 novembre 1917, con ampio ricorso alla pena capitale, si guadagnerà il macabro soprannome di “comandante fucilatore”, anche per aver fatto passare per le armi tutti i sottoposti che, a suo dire, non si fossero comportati adeguatamente. Gli austro-ungarici, quel 16 maggio 1916, volevano porre in essere solo una manovra diversiva in grado di ingannare i combattenti del Belpaese, ma l’azione gli si rigirò contro.
L’episodio, inserito nel contesto del primo conflitto mondiale, verrà raccontato nel volume scritto da Luca Girotto, intitolato “Il lago della morte. 15-16 maggio 1916. La battaglia per Monte Colo”, che sarà pubblicato dall’editore Dbs, di Rasai di Seren del Grappa, in quel di Belluno, nel 2016.

