16 Settembre

15 Settembre 2018

Oggi, ma nel 1985, a Roma, il ventisettenne libanese filo-palestinese Ahmad Hassan Abu Alì Sereya lanciava due bombe a mano, F1 tipo ananas, di fabbricazione sovietica, nel Cafè de Paris (nella foto, l'interno durante i rilievi da parte delle forze dell'ordine) di via Veneto. Una sola delle cariche esplodeva, mentre l'altra verrà fatta brillare dagli artificieri, ma basterà a causare 39 feriti gravi. L'attentato verrà rivendicato dall'organizzazione rivoluzionaria dei musulmani socialisti riconducibile ad Abu Nidal. Il bar verrà definito «un covo dei servizi segreti anglo-americani poiché poco distante dall'ambasciata Usa in Italia». La data dell'attacco era simbolica perché ricorreva l'inizio del massacro di Sabra e Shatila del 16-18 settembre 1982 a Beirut contro i profughi palestinesi (si stimeranno fino a 3.500 morti) da parte delle falangi libanesi di Elie Hobeika. Nel 1987, il terrorista di via Veneto verrà condannato a 17 anni di carcere.

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