17 agosto

Oggi, ma nel 1915, tra Grado e Punta Salvatore, in quel di Gorizia, affondava il sommergibile italiano Jalea (nella foto, particolare del disegno di Aldo Cherini), appartenente alla prima squadriglia sommergibili di stanza a La Spezia, comandato dal capitano di fregata della regia Marina militare Enrico Giovannini, dopo aver urtato con la prora una mina austroungarica.
Il mezzo, varato il 3 agosto 1913, era salpato da Venezia, il giorno precedente, dopo essere giunto da Messina, ed era diretto a Trieste, nodale porto asburgico. Si era disposto in immersione tra la secca di Mula di Muggia, a 5 miglia al largo di Grado, e Punta Sdobba, alla foce del fiume Isonzo, e stazionava al largo di Porto Buso, nella notte del 17-18, a supporto delle torpediniere che avrebbero dovuto effettuare la posa di mine. Dei 20 componenti l'equipaggio, 2 ufficiali, 5 sottufficiali, 13 marinai, sei riuscivano ad abbandonare il sommergibile che si inabissava. Solo il torpediniere Arturo Vietri, il comandante in seconda, tenente di vascello Guido Cavalieri, il capo di seconda classe Ciro Armellino, il sottocapo torpediniere Tullio di Biagio, il torpediniere elettricista Giuseppe Motolese ed il marinaio Alfredo Giacometti riuscivano a fuoriuscire dal relitto che imbarcava acqua tramite il portello prodiero. Ma alla fine soltanto Vietri, riusciva a salvarsi: arrivando a nuoto a Grado, l'avamposto più vicino dove batteva il tricolore, e ad aggrapparsi ad una boa foranea. Verrà recuperato il giorno dopo, 18 agosto. Gli altri verranno considerati dispersi.
Al comandante Giovannini, che aveva scelto volontariamente di morire annegato pur di non abbandonare il comando, verrà assegnata la medaglia d'argento al valor militare, alla memoria. Il relitto verrà individuato, dieci giorni dopo, a 14 metri di profondità, a Mula di Muggia, dall'idrovolante decollato da Venezia e pilotato dal tenente di vascello Giuseppe Miraglia. Ma verrà recuperato solo il 14 maggio 1954 - e documentato nel filmato che poi verrà inserito nella Settimana Incom dell'Istituto Luce - per essere portato a Monfalcone e demolito. I resti dei morti a bordo saranno tumulati nel sacrario militare di Redipuglia. A Monfalcone, a cura della cittadinanza, il 6 giugno 1954, verrà eretto il cippo commemorativo. Tutta la vicenda verrà raccontata da Gustavo Caizzi nel volume "Regio sommergibile Jalea. Vento del ricordo", pubblicato nel 2016, dalla casa editrice L'orto della cultura, di Udine.

