17 aprile

16 Aprile 2020

Oggi, ma nel 1944, a Firenze, si teneva la funzione funebre (nella foto alcune delle autorità presenti mentre omaggiavano la bara col saluto romano) in onore del filosofo di Stato Giovanni Gentile, controversa figura di spicco tra gli intellettuali del fascismo, assassinato, due giorni prima, 15 aprile, sempre nella città del giglio, mentre tornava in macchina a casa a villa Montalto, al Salviatino.

Il corteo muoveva dalla sede dell’Accademia d'Italia, in Lungarno Serristori, dove la salma era stata esposta dal giorno precedente, 16 aprile, fino a piazza Santa Croce, dove il segretario del partito nazionale fascista, Alessandro Pavolini, teneva la commemorazione di regime. Il giorno dopo, 18 aprile, il Consiglio dei ministri approverà la sepoltura proprio nella basilica di Santa Croce.

La notizia dell'agguato mortale era stata data ufficialmente dal Pnf solo il giorno dopo il delitto: per tentare di controllare eventuali spaccature morali del Paese, nonché tumulti di strada, che comunque si verificheranno. Verosimilmente a mettere fine alla vita terrena dell'anti Benedetto Croce risulterà - non senza polemiche né difficoltà sulla ricostruzione storica dell'omicidio - il gruppo di fuoco dei partigiani gappisti fiorentini composto da Bruno Fanciullacci, Antonio Ignesti, Giuseppe Martini, Marcello Serni, Luciano Suisola. Risulteranno presumibilmente Fanciullacci e Martini ad avvicinarsi e a sparare, mentre gli altri servivano da copertura. Il ventiquattrenne Fanciullacci era il comandante di uno dei quattro gruppi Gap organizzati nel capoluogo toscano ed era il più "anziano" e tatticamente esperto dei componenti.

La vittima, classe 1875, originaria di Castelvetrano, in provincia di Trapani, tra le numerose cariche di prestigio ricoperte, era stata ministro della Pubblica istruzione, dal 31 ottobre 1922 all'1 luglio 1924, e in quella veste autore della riforma gentiliana della scuola, nel 1923. Riforma, elaborata con Giuseppe Lombardo Radice, in sostituzione della legge formulata dal predecessore Gabrio Casati, ovvero il regio decreto legislativo 13 novembre 1859, numero 3725, del Regno di Sardegna, poi esteso, dopo l'unificazione nazionale, a tutta l'Italia. Proprio per l'impegno a favore della scuola e dell'educazione scolastica, nel 1994, per il 50° anniversario della morte, i vertici di Poste italiane gli dedicheranno il francobollo, da 750 lire, e sarà l'unico riconoscimento formale tricolore, da parte della Repubblica, ad una personalità coinvolta col fascismo.