17 FEBBRAIO

16 Febbraio 2023

Oggi, ma nel 1967, a Roma, in via Giuseppe Gatteschi, Leonardo Cimino, Franco Torreggiani, Mario Loria e Francesco Mangiavillano, uccidevano i fratelli Silvano e Gabriele Menegazzo, di 23 e di 19 anni. Il duplice omicidio avveniva davanti casa delle vittime, alle 20, a colpi di pistola, per rubare il campionario di preziosi, del valore di 40 milioni di lire, ai due rappresentanti di gioielli.

Quello del 17 febbraio 1967, verificatosi dietro l’eclettica villa ottocentesca del barone Alberto Blanck, futura sede della Business school Luiss Guido Carli, era considerato il primo delitto perpetrato nella Capitale, in pieno giorno, per furto. In senso criminale, il fatto di sangue apriva la stagione violenta del ’68 nel Belpaese.

La caccia ai sicari fuggiti col malloppo, a bordo di una Alfa Romeo Giulia color verde bottiglia, darà luogo anche all’inseguimento, nella frazione vicentina di Settecà, per errore, da parte dei carabinieri, del calciatore di serie A del Lanerossi Vicenza Josè Ricardo da Silva, totalmente estraneo ai fatti, scambiato per Cimino (nella foto, particolare).

Ugualmente, ad Ancona, i poliziotti correranno dietro e fermeranno, sempre per un qui pro quo, Ercole Baldini, già campione mondiale su strada di ciclismo, nel 1958, mentre sarà impegnato nelle Marche in qualità di direttore sportivo della squadra Salamini elettrodomestici di Parma. I quattro ricercati verranno presi e assicurati alla giustizia 48 giorni dopo l’agguato fatale, il 7 marzo, nel casolare in via Basilio Puoti, del quartiere capitolino Montemario.

Nel conflitto a fuoco con le forze dell’ordine, Cimino, detto lo smilzo, ritenuto il capo della banda, verrà colpito pesantemente e si spegnerà a Natale, dopo sette mesi e mezzo di agonia.