17 Giugno

16 Giugno 2020

Oggi, ma nel 1811, a Parigi, si apriva il Consiglio nazionale francese, alla presenza di 140 vescovi, voluto da Napoleone Bonaparte, dal luglio 1804 imperatore dei francesi incoronato, nella capitale di Francia, dal Papa Pio VII, per il conflitto col Vaticano. I porporati riuniti a Parigi, pur trovando eccessivo l'atteggiamento del successore di San Pietro, dichiararono che non potesse esserci decreto conciliare valido senza consenso pontificio scritto. Consenso che il Papa assolutamente non voleva accordare. Anche il concilio, sciolto il 12 luglio e riconvocato il 3 agosto, non troverà alcuna via d'uscita alle crescenti frizioni tra il comandante corso e la Santa sede. L'attrito principale riguardava la scomunica di Napoleone, il diniego papale di elevare cardinali proposti solo dal sovrano, il rilascio di un ragionevole concordato tra Chiesa e Stato che di fatto favorisse l'impero e svantaggiasse il detentore del potere spirituale. Barnaba Niccolò Maria Luigi Chiaramonti, nato nel 1742 a Cesena, 251° Papa dal 14 marzo 1800, dal 5 luglio 1809, giorno dell'assalto delle truppe napoleoniche al Quirinale, era stato tratto in prigionia e relegato a Fontainebleau, alle porte di Parigi. Verrà liberato il 23 gennaio 1814, dopo la sconfitta di Napoleone a Lipsia. Il 24 maggio successivo farà il suo ingresso a Roma, accolto dai fedeli in tripudio, dopo 4 anni, 10 mesi e 9 giorni dalla sua partenza forzata dalla Capitale. Nel corso dell'assemblea religiosa di Francia, destinata dal punto di vista della storia della Chiesa a rimanere un unicum, Napoleone si scontrava anche con il cardinale Joseph Fesh (nella foto, particolare del dipinto realizzato, nel 1847, ovvero 8 anni dopo la morte dell'alto prelato, da Jêrome Maglioli, artista di Ajaccio, intitolato "Portrait du Cardinal Fesch", conservato proprio ad Ajaccio, nel Museo Fesch, di Rue Cardinal Fesch, situato nel palazzo Fesch, aperto nel 1852), fratello uterino, quindi solo per parte di madre, di Letizia Ramolino, madre di Napoleone, nata nella corsica italiana, ad Ajaccio, nel 1750. Per quanto Fesch, anche lui di Ajaccio, del 1763, già ambasciatore francese nell'Urbe dal 1803, sentisse molto stretti i legami familiari e avesse avuto ogni sorta di favoritismo nel corso della carriera per interessamento del blasonato nipote, aveva scelto di schierarsi con Pio VII e proprio contro il nipote imperatore. Quest'ultimo gli toglierà tutti i benefici costringendolo a ritirarsi nella diocesi di Lione della quale già era stato responsabile ecumenico.

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