18 Giugno

Oggi, ma nel 1945, a San Giacomo Lovara, frazione di Malagnino, in provincia di Cremona, in via San Giacomo al campo, cinque bambini venivano dilaniati dall'esplosione di una bomba, residuo della seconda guerra mondiale ancora in corso, da loro ritrovata per gioco in campagna. Erano: Mario e Tarcisio Taino, Franco Bodini, Palmiro ed Emilio Guarneri. Quattro di loro erano fratelli e stavano curiosando tra i detriti. Il loro sacrificio e la loro identità, ma non l'età, sono ricordate da una targa in metallo (nella foto) apposta proprio nel punto della deflagrazione mortale. Altrimenti della loro triste fine si sarebbe persa ogni traccia, infatti la notizia di questa ennesima strage degli innocenti non è rintracciabile. Ed il fatto è considerato un puro inconveniente di cronaca nera, successivo agli episodi più sostanziosi del secondo conflitto in Lombardia. La morte dei cinque malcapitati non verrà annoverata come azione di guerra, mattanza che si concluderà il 2 settembre successivo, così le cinque vittime non verranno conteggiate ufficialmente tra i caduti del cremonese, neppure della cosiddetta fase resistenziale. Malagnino, tra l'altro, era uno dei centri della provincia di Cremona, presidiato dal gerarca fascista Roberto Farinacci, detto "il ferroviere", benché nato ad Isernia, in Molise, nel 1892, per il suo originario impiego, prima della scalata in camicia nera, che con la sua Guardia nazionale repubblicana, contava particolarmente sull'appoggio della cittadinanza nel dare la caccia ai partigiani. La segnalazione che riporterà alla memoria l'accadimento verrà fatta solo il 18 giugno 2019, ovvero 74 anni dopo la sciagura, da Angelo Ongari, di Cremona.
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