18 LUGLIO

17 Luglio 2023

Oggi, ma nel 1912, nello stretto dei Dardanelli, tra il mar di Marmara e l’Egeo, in Turchia, le torpediniere “Spica”, “Centauro”, “Astore”, “Climene”e “Perseo”, della regia Marina militare italiana, appartenenti alla terza squadriglia, agli ordini del capitano di vascello Enrico Millo, forzavano il blocco navale ottomano, nel contesto della guerra contro la “Sublime porta”. Come base logistica per l’azione era stata scelta l’isola greca di Strati.

L’appoggio veniva fornito dall’incrociatore “Vettor Pisani”, comandato dal duca degli Abruzzi, il vice-ammiraglio Luigi Amedeo di Savoia, supervisore dell’operazione. “L’Astore”, ultima della formazione, veniva scoperta e illuminata dal proiettore costiero di Capo Helles, quando era appena passata la mezzanotte del 18 luglio, quindi nelle prime ore del 19, e sottoposta al fuoco delle batterie della “Mezzaluna rossa”. Di fatto l’attacco tricolore veniva rimandato, ma l’incursione, di 15 miglia, ovvero di 24 chilometri, prima di invertire la rotta, veniva giudicata pienamente riuscita, pur non lasciando al convoglio italiano la possibilità di lanciare i siluri contro le corazzate di Costantinopoli.

Fin dall’inizio del conflitto, infatti, il 29 settembre 1911, i vertici della forza armata di mare del Belpaese e Millo, di Chiavari, in provincia di Genova, classe 1865, futuro ministro della Marina dal 29 luglio 1913 al 13 luglio 1914, avevano puntato all’azione di disturbo in quella zona strategica per spronare la flotta avversaria alla battaglia risolutiva in acque aperte, ma lo scontro diretto era sempre stato evitato dal nemico. L’operazione verrà eternata dai versi del Vate pescarese Gabriele d’Annunzio, in una delle canzoni delle “Gesta d’oltremare”, “Merope”, quarto volume de “Le Laudi del cielo, del mare della terra e degli eroi”, che verrà pubblicato nel 1915, dall’editore milanese Treves.

Millo verrà insignito della medaglia d’oro al valor militare, il 3 aprile 1913 e promosso contro-ammiraglio. Probabilmente lo svolgimento sarebbe stato ancor più audace se lo “Spica” (nella foto, particolare, nella cartolina commemorativa della Rivista navale, del novembre 1912, stampata a Napoli, dallo Stabilimento arti grafiche Roseo), che era un’unità di testa, guidata dal primo tenente di vascello Umberto Bucci, non fosse rimasto con l’elica intrappolata dal cavo di una recinzione metallica, benché alla fine riusciva a disincagliarsi, quando però Millo aveva già trasmesso l’ordine di rientrare a Stampalia, nel Dodecaneso, possedimento appena sottratto al governo del Gran visir Kiamil Pashà.