18 SETTEMBRE

17 Settembre 2023

Oggi, ma nel 1943, da Monaco di Baviera, in Germania, veniva trasmesso alla radio il discorso di Benito Mussolini, il primo dopo la liberazione dalla prigionia sul Gran Sasso, a Campo Imperatore, da parte dei nazisti, del 12 settembre precedente, con l’Operazione Quercia (nella foto, particolare, l’ex Duce proprio a Campo Imperatore, nell’immagine tratta dalla copertina del settimanale francese “L’Illustration”, del 25 settembre di quel 1943, proveniente dall’Archivio di Antonio Bini).

Le parole pronunciate al microfono di Radio Monaco, verranno considerate quali fondanti della Repubblica sociale italiana. Il rientro nel Belpaese di quello che era stato considerato “L’uomo della provvidenza” avverrà il 23 settembre successivo. Si stabilirà alla Rocca delle Caminate di Mendola, in provincia di Forlì, a 4 chilometri di distanza dalla natia Predappio.

L’ex presidente del Consiglio dei ministri, durante il suo intervento via etere, di non lunga durata a causa dei dettami imposti dall’emittente e dallo stato di guerra, ripercorreva il suo tortuoso percorso dell’ultimo periodo. A cominciare da quanto avvenuto il 25 luglio precedente, dopo l’approvazione dell’ordine del giorno voluto da Dino Grandi, il colloquio con il re Vittorio Emanuele III, avvenuto a Villa Savoia, l’arresto da parte dei carabinieri reali, il trasporto nell’ambulanza della Croce rossa, il trasferimento dalla Capitale all’isola di Ponza e da questa a La Maddalena e poi a Campo Imperatore.

“M” rievocava ad alta voce, rivolto soprattutto ai suoi fedelissimi residui, come il sodale Adolf Hitler, lo avesse non solo fatto liberare dalla prigionia abruzzese, ma come gli avesse donato l’edizione monumentale dell’opera completa del filosofo tedesco Friedrich Nietzsche. Le parole mussoliniane tuonavano poi contro il sovrano savoiardo, quale vero demolitore del regime ventennale. Quindi enucleava i quattro propositi dello Stato nuovo, nazionale e sociale, ossia l’Rsi di Salò. Si tratterà di: riprendere le armi a fianco della Germania; riorganizzare le forze armate, eliminare i traditori; annientare le “plutocrazie parassitarie”; restituire al lavoro il ruolo chiave quale base statuaria. A chiosa della prolusione, dopo il “Viva l’Italia”, seguiva il “Viva il Partito fascista repubblicano”.

L’effimera esperienza repubblichina si concluderà il 25 aprile 1945, dopo 600 giorni, che vedranno, tra l’altro, gran parte del territorio nazionale dilaniato dalla guerra civile tra le formazioni nazifasciste e quelle resistenziali.