19 LUGLIO

Oggi, ma nel 1899, a Catania, esplodeva il cratere centrale dell’Etna, vulcano alto 3.357 metri, detto anche “Mongibello”, con formazione della nube di fumo e con grande spargimento di cenere, lapilli e rocce laviche. Nello scoppio alcuni blocchi di pietra perforavano la cupola dell’Osservatorio astronomico “Vincenzo Bellini”, posto a quota 2900 metri, realizzato nel 1879, che era stato diretto dal geologo Orazio Silvestri -morto il 17 agosto 1890, a 55 anni, per le conseguenze delle esalazioni respirate durante le numerose escursioni di studio- e che si trovava ad un chilometro di distanza.
I detriti danneggiavano anche il rifugio limitrofo Casina degli inglesi, che fungeva anche da primo osservatorio vulcanologico e realizzato nel 1811, alla cui edificazione avevano partecipato i fratelli Mario e Carlo Gemmellaro, con la partecipazione alle spese dei militari della flotta britannica di stanza a Catania, nella quale Carlo Gemmellaro prestava servizio come medico. La fase eruttiva terminerà il 5 agosto successivo.
Il 25 luglio la cenere, dovuta alla seconda esplosione, di minore intensità, ricoprirà gli abitati di Zafferana etnea e di Santa Venerina. Il 9 luglio 1892 era stata registrata l’eruzione precedente, ritenuta significativa dagli addetti ai lavori, con spaccature sia a quota 1800 metri che 2600, entrambe sul versante sud. Il fenomeno (nella foto, particolare, da una cartolina, coeva, conservata nell’Archivio centrale dello Stato di Roma, tra i documenti relativi al fenomeno eruttivo del 1892) era durato 173 giorni e si era concluso il 28 dicembre di quel 1892. Aveva dato vita ai Monti Silvestri, a nord di Nicolosi, a quota 1986 metri sul livello del mare, intitolati proprio alla memoria del vulcanologo prima menzionato, al quale era succeduto l’astrofisico Annibale Riccò, direttore dell’Osservatorio astronomico di Catania.
Tutta la vicenda sarà contestualmente trattata dallo studioso Salvatore Arcidiacono, nel volume intitolato: “L’esplosione centrale dell’Etna il 19 luglio 1899”, pubblicato dalla casa editrice Modena: coi tipi della Società tipografica, nello stesso 1899, estratto dal Bollettino della Società sismologica italiana, volume 5.

