2 Aprile

Oggi, ma nel 1984, a Barbianello, in provincia di Pavia, si diffondeva la notizia dell’arresto, avvenuto la sera prima, 1 aprile, di Carla Gramegna, di 33 anni, che due giorni addietro, il 30 marzo, aveva ucciso il figlio, neonato, soffocandolo con una coperta e poi rinchiudendolo in un sacco di plastica per l’immondizia che aveva gettato in una fossa biologica, perché non aveva i soldi per mantenerlo. Il corpicino era stato rinvenuto, il 31 marzo sera, dai carabinieri della compagnia di Broni comandata dal tenente Ezio Maritano, allertati dal contadino Giovanni Gazzoni. La donna, che aveva già tre figli, di 12, 10 e 6 anni, confessava l’infanticidio. Adducendo come giustificazione le difficoltà economiche. Un dramma della povertà, insomma. E aggiungeva anche di aver già compiuto analogo feroce gesto in precedenza. Ossia la notte di Natale 1982, scaraventando il piccolo nella discarica dei liquami del circondario. Aveva agito all’insaputa del marito che risiedeva ad Udine per lavoro. Parlando con gli esponenti delle forze dell’ordine e con il magistrato di competenza la Gramegna, candidamente, preciserà di non gradire che la gente parlasse troppo di lei e dell’accaduto. L’episodio (nella foto, particolare, la notizia riportata sul quotidiano milanese “Corriere della Sera”, del 3 aprile di quel 1984), che destava enorme scalpore e profonda riprovazione popolare, riportava tristemente alla memoria anche il caso di Ivano Bellibani. Ovvero l’infante di Cava Manara, sempre nel pavese, che il 19 agosto 1982 era stato abbandonato dalla madre, Giovanna Anfossi, di 22 anni, già con due altri pargoli, di 5 e di 3 anni, sotto la pioggia e tra i topi, in un campo vicino casa, a ridosso di una roggia. S’era liberata di lui, verosimilmente anche il quel frangente per difficoltà di sussistenza, due giorni dopo averlo messo al mondo. La donna era stata poi costretta a confessare il misfatto dopo essere stata ricoverata nell'ospedale "San Matteo", a Pavia, per grave emorragia, proprio due giorni dopo aver dato alla luce Ivano. E in quel caso il bimbo era stato rinvenuto dagli agenti della squadra mobile della Polizia pavese ancora in vita sebbene non in buone condizioni. Anche in quel caso il padre del piccolo malcapitato, Paolo Bellibani, di 26, muratore, era stato tenuto all’oscuro della gravidanza della consorte.
