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1 Maggio 2020

Oggi, ma nel 1963, a Roma, in via Emilia, nel palazzo al civico 81, il pittore Guido Pierri, di 31 anni, di Aversa, in provincia di Caserta, uccideva con undici colpi di coltello la modella ed aspirante attrice tedesca Christa Wanninger (nella foto, particolare della copertina del settimanale "Le Ore", del 30 maggio 1963 -quando era ancora una rivista di attualità cinematografica e non ancora erotica- con il primo piano della ragazza ammazzata), di Monaco di Baviera, del 1940, sul pianerottolo del quarto piano, davanti alla porta d'ingresso della abitazione della sua amica, collega, coetanea e connazionale Gerda Hodapp di Aquisgrana.

La vittima proveniva dalla Pensione Leonardi, nella vicina via Sicilia 24, dove risiedeva, ed era andata a far visita alla Hodapp. Il 15 novembre 1985, in appello, il killer, etichettato dalla stampa come "l'uomo in blu", dal colore del vestito che presumibilmente avesse addosso quel 2 maggio '63, verrà dichiarato colpevole. Ribaltando la decisione del primo grado, del 10 gennaio 1978, che lo aveva scagionato per insufficienza di prove.

L'esito giungeva al termine di un iter processuale tortuoso e che solleverà non poche polemiche. Anche per non aver preso adeguatamente in considerazione l'ipotetico ruolo della Hodapp come eventuale complice di Pieri, né dell'ipotesi che l'agguato mortale potesse presumibilmente essere iniziato già in casa della ex ballerina della Renania settentrionale e non sul pianerottolo.

La Hodapp, infatti, inizialmente rinchiusa nel penitenziario di Rebibbia per favoreggiamento, era stata rilasciata. La colpevolezza dell'artista squattrinato, affetto da turbe psichiche, verrà confermata dalla Corte di cassazione, il 15 marzo 1988. Ma l'assassino non finirà in carcere perché non imputabile: in quanto totalmente incapace di intendere e di volere nel momento del compimento del delitto. Non verrà inviato neanche in un ospedale psichiatrico giudiziario, perché ritenuto non socialmente pericoloso.

Rimarrà uno dei casi storici più noti di cronaca nera, senza un colpevole assicurato alla giustizia, conosciuto come omicidio di via Veneto, per la vicinanza del luogo della mattanza alla più conosciuta strada capitolina, emblema del periodo della cosiddetta Dolce vita romana.