2 MARZO

1 Marzo 2023

Oggi, ma nel 2003, a Castiglion Fiorentino, in provincia di Arezzo, Mario Galesi e Nadia Desdemona Lioce, capi delle Nuove Brigate rosse, uccidevano Emanuele Petri, sovrintendente della Polizia ferroviaria, di 48 anni.

Gli assassini, esponenti della formazione armata di estrema sinistra, sorta nel 1999 dalle ceneri della storica organizzazione con la stella a cinque punte, attiva negli anni di piombo, erano già responsabili degli omicidi dei giuslavoristi Massimo D’Antona, a Roma, il 20 maggio 1999, e Marco Biagi, a Bologna, il 19 marzo 2002. Aprivano il fuoco dopo essere incappati in un ordinario controllo dei documenti a bordo del treno sul quale la vittima svolgeva servizio, il regionale Roma-Firenze, poco dopo la fermata alla stazione Camucia-Cortona.

Petri (nella foto, particolare) era con i colleghi Bruno Fortunato e Giovanni Di Fronzo. Galesi moriva in ospedale, ad Arezzo, nella stessa giornata, per le ferite riportate durante lo scontro a fuoco. Fortunato, verrà salvato grazie a un articolato intervento chirurgico, ma si suiciderà, il 9 aprile 2010, a Nettuno, sparandosi in testa, per i postumi dell’attacco subito il 2 marzo 2003.

Petri, verrà insignito della medaglia d’oro al valor civile, alla memoria, e il 16 aprile 2015, avrà anche il riconoscimento, del metallo più pregiato, come vittima del terrorismo. Contestualmente la Lioce veniva arrestata e trasferita nella Casa circondariale “Le Costarelle” de L’Aquila, condannata all’ergastolo con sentenza definitiva, da parte della Corte di cassazione, il 28 giugno 2007, sarà detenuta in regime di 41-bis. Il giorno del suo estremo sacrificio, Petri non sarebbe dovuto essere di turno, ma aveva chiesto la deroga alla Polfer di Terontola, frazione di Cortona, per un assistere un amico malato.