20 LUGLIO

Oggi, ma nel 1893, a Bologna, nel comparto merci della stazione dei treni, il ferroviere anarchico Pietro Rigosi, bolognese di 28 anni, dirottava la locomotiva numero 3541, facente parte del gruppo 350 della Rete Adriatica, lanciandola a schiantarsi, a 50 chilometri all’ora, ovvero alla massima velocità raggiungibile al tempo, contro una carrozza di lusso, tentando contestualmente l’azione contro la borghesia e il suicidio.
In realtà, per intervento del personale tecnico della stazione, la locomotiva -come verrà riportato sulla prima pagina del quotidiano “Gazzetta Piemontese” del 25 luglio di quel 1893 - dopo aver bocciato il vagone di prima classe finiva la sua folle corsa contro sei carri merci che stazionavano sul binario morto.
Rigosi, che era sposato e padre di due bambine, di 3 anni e di 10 mesi, veniva tirato fuori dalle lamiere in fin di vita. Gli verrà amputata una gamba, e l’altra rimarrà malmessa, resterà col viso sfigurato, ma riuscirà a sopravvivere.
Rigosi s’era impadronito della locomotiva nello scalo di Poggio Renatico, in provincia di Ferrara, dove prestava servizio come fuochista, quando il macchinista titolare, Carlo Rimondini, si era allontanato per qualche minuto, verosimilmente per andare in bagno prima di ripartire.
Dopo le dimissioni dall’ospedale civile della città felsinea, due mesi dopo l'incidente, Rigosi non verrà sottoposto ad alcun processo né penale né disciplinare, ma sarà solo messo fuori ruolo operativo da parte dell’amministrazione centrale delle ferrovie nazionali FS che comunque gli corrisponderanno un mensile, benché dall’importo minimo.
Il gesto estremo di Rigosi, che per sua stessa ammissione cercava la morte in modo clamoroso, destava enorme scalpore, non solo in Emilia Romagna, e aveva notevole risonanza mediatica in tutto il Belpaese. L’accadimento e il suo significato di lotta politica verranno eternati nelle parole del testo e nella musica della ballata, della durata di 8 minuti e 17 secondi, intitolata “La locomotiva”, del cantautore modenese Francesco Guccini (nella foto, particolare, in uno dei montaggi proprio per promuovere il suo lavoro idealmente dedicato a Rigosi, benché senza mai menzionarlo apertamente), che sarà contenuta nell’album "Radici", che uscirà nel 1972 per l’etichetta discografica Emi italiana.
Guccini verrà a conoscenza del fatto posto in essere dal libertario Rigosi leggendo il libro “Trent’anni d’officina. Confessioni e ricordi d’un operaio”, di Mario Bianconi, pubblicato da Tamari editori di Bologna, nel 1957.

