21 APRILE

Oggi, ma nel 1977, a Roma, tra via dei Marrucini e via dei Vestini, negli scontri tra forze dell’ordine, studenti in protesta e militanti di Autonomia operaia, due proiettili di P38 uccidevano l’abruzzese Settimio Passamonti, di 23 anni. Allievo sottoufficiale di Pubblica sicurezza, originario di Mosciano Sant’Angelo, in provincia di Teramo, si era arruolato per necessità, era, infatti, il settimo figlio, stava frequentando il corso da vicebrigadiere nella scuola di Nettuno.
Nello scontro a fuoco costato la vita a Passamonti venivano pure ferite sei persone, tra queste vi erano l’agente di Pubblica sicurezza Antonio Merenda e la giornalista americana Patrizia Bernier. Se i poliziotti avevano ricevuto precisa disposizione di rispondere con le armi alle violenze degli autonomi, il corteo non aveva esitato ad impallinare gli uomini in divisa incaricati di mantenere l’ordine pubblico.
Quello del 21 aprile 1977, in zona San Lorenzo, sarà tristemente ricordato come uno degli episodi più cruenti dei cosiddetti anni di piombo non solo nella Capitale, ma in tutto il Belpaese. L’assassinio di Passamonti (nella foto, particolare, il corpo senza vita trasportato dai celerini in tenuta antisommossa, nello scatto di Tano D’Amico, pubblicato nel suo volume intitolato “E’ il ‘77”, nella serie Libri del no, Roma 1978) rimarrà senza un colpevole assicurato alla giustizia.
In quel periodo la tensione tra tutori della legge ed esponenti della sinistra extraparlamentare era alle stelle. Soprattutto dopo l’omicidio di Francesco Lorusso, avvenuto l’11 marzo 1977, studente di medicina e militante di Lotta continua, di 24 anni, fatto fuori, da un carabiniere di leva rimasto ignoto, durante gli scontri di piazza animati da rappresentanti del movimento del ’77.
Il giorno successivo il delitto Passamonti, il ministro dell’Interno Francesco Cossiga, democristiano, in carica dal 12 febbraio 1976, nel terzo governo presieduto da Giulio Andreotti, sempre Dc, vieterà, per un mese, in tutto il Lazio, le manifestazioni. Il futuro ottavo presidente della Repubblica presenterà alla stampa il provvedimento restrittivo sbottando: «Deve finire il tempo dei figli dei contadini meridionali uccisi dai figli della borghesia romana».

