21 MARZO

Oggi, ma nel 2012, a Torino, in via Barbaroux, Francesco Furchì sparava al consigliere comunale dell’Udc, che morirà dopo 19 mesi di coma farmacologico, il 23 ottobre 2013. Musy, (nella foto, particolare) lasciava quattro figlie di 13, 11, 9 e 3 anni e la moglie Angelica Corporandi D’Auvare.
L’assassino era stato candidato alle precedenti elezioni amministrative, nella lista di Alleanza per Torino, capeggiata proprio da Musy. Quella tornata elettorale era poi stata vinta da Piero Fassino, quale esponente del centrosinistra, come successore di Sergio Chiamparino, dello stesso schieramento.
Musy aveva totalizzato il 4,82 per cento, pari a 21896 preferenze, ed era risultato il quarto tra i dodici candidati alla carica di primo cittadino. In quella consultazione con le urne, il presunto attentatore aveva raccolto 57 voti su 3113 preferenze totali della lista. Furchì aveva fatto fuoco sotto casa della vittima, esplodendo sei proiettili, con il volto coperto da un casco integrale.
L’1 febbraio 2018 verrà condannato, in via definitiva, dalla Corte di Cassazione, all’ergastolo. L’omicida, ragioniere calabrese, originario di Vibo Valentia, con affari legati alla politica, era stato presentato al malcapitato da Pier Giuseppe Monateri, docente della facoltà di Giurisprudenza dell’ateneo torinese. L’avvocato Musy, quarantaquattrenne, era socio dello studio Musy, Bianco e associati, docente di Diritto comparato, all’università del Piemonte orientale, figlio del giuslavorista Antonio Musy, molto noto nella città sabauda. Secondo quanto verrà appurato durante l’iter processuale, Musy aveva per tre volte rifiutato di assecondare i maneggi del faccendiere, tra i quali rientravano la scalata della Arenaways, società ferroviaria legata al servizio Torino Lingotto-Milano Garibaldi, fondata a Torino nel 2006, che chiuderà la sua storia proprio nel 2012.

