21 OTTOBRE

20 Ottobre 2023

Oggi, ma nel 1971, a Marsala, in provincia di Trapani, Michele Vinci, di 31 anni, fattorino della locale cartotecnica San Giovanni, rapiva la nipote Antonella Valenti, di 11 anni, e le sue amiche Ninfa e Virginia Marchese, di 7 e 9 anni e successivamente le ucciderà. Quello che diverrà il “Mostro di Marsala”, farà fuori Antonella, per soffocamento con nastro adesivo intorno alle vie respiratorie, il 26 ottobre, Ninfa, il 6 novembre, e Virginia, il 7 novembre, entrambe per asfissia.

Il cadavere parzialmente carbonizzato di Antonella verrà rinvenuto, il 26 ottobre, nella scuola abbandonata di contrada Rakalia, dall’idraulico Ignazio Passalacqua. Gli atri due corpi senza vita verranno recuperati, dai carabinieri sommozzatori (nella foto, particolare, i militari in azione proprio nel luogo del ritrovamento, dall’archivio storico del “Corriere della Sera”/agenzia Fotogramma), su indicazione di Vinci, in una cava di tufo in contrada Amabilina, larga 10 metri, profonda 20 metri, e piena d’acqua, nella quale verranno scaraventate ancora vive. Vinci confesserà il triplice omicidio il 9 novembre. Il 10 luglio 1975 la Corte di assise di Trapani condannerà Vinci, in primo grado, all’ergastolo, ma in appello, il 18 gennaio 1977, la pena verrà ridotta a 29 anni. Che diverrà definitiva il 3 luglio 1979. Il movente sarebbe stato dato dalla passione morbosa dell’assassino per la nipotina.

L’ipotesi della partecipazione di altri personaggi non verrà mai del tutto ufficiosamente esclusa, benché la sentenza addosserà tutta la responsabilità all’esecutore materiale. Quest’ultimo verrà scarcerato nel 2002. Tra le tesi che verranno formulate vi sarà, in particolare, quella del pubblico ministero Giangiacomo Ciaccio Montalto, attraverso le confessioni rese a Vincenzo Consolo, redattore del quotidiano “L’Ora”, di Palermo. In sintesi il sequestro di Antonella Valenti sarebbe stato eseguito da “zio Michele”, su richiesta della mafia per spingere il padre della ragazzina, Leonardo Valenti, corriere della droga per conto di Cosa nostra, fuggito in Germania per tagliare i ponti con la malavita, a rientrare nel Belpaese.