22 Agosto

22 Agosto 2020

Oggi, ma nel 1862, a Napoli, usciva il primo numero (nella foto, particolare della prima pagina proprio del numero del 22 agosto 1862) del quotidiano Roma. Era destinato a dare voce alla componente garibaldina più accesa e a quella mazziniana più intransigente, in una città simbolo ancora alimentata dal pieno fervore risorgimentale. Era diretto da Pietro Sterbini e aveva come editore Diodato Lioy. La nuova testata, che sarà la più antica dell'Italia post unitaria, riprendeva, non senza grande proposito ambizioso, il motto dell’eroe dei due mondi: «Roma o morte».

Aveva ambizioni rosse e rivoluzionarie. Diverrà il foglio del neofascismo all'ombra del Vesuvio. Il programma iniziale del "Roma" era a testimoniare la profonda determinazione nel completare l’impresa unitaria: con l’ambiziosa annessione della Città eterna, futura capitale del regno d’Italia, che, nel momento della fondazione del giornale, era ancora sede secolare dello Stato pontificio. Nel 1930 il "Roma" diverrà proprietà del Banco di Napoli, con Carlo Nazzaro alla direzione, fino al 1943 -con relativo assoggettamento al regime fascista, come la quasi totalità degli organi d'informazione del ventennio- quando verrà sospesa la pubblicazione. Il "Roma" ritornerà nelle edicole il 23 settembre 1946 come "Roma d'oggi", per riprendere poi il nome originale, l'8 luglio 1948. L'anno successivo l'armatore partenopeo Achille Lauro, uomo simbolo della destra campana, di ispirazione monarchica, poi con Democrazia nazionale, rileverà la proprietà al cento per cento dall'istituto creditizio. L'orientamento politico verrà definitivamente spostato a destra. Nel 1978 Lauro cederà l'intrapresa editoriale, oberata dai debiti, al figlio Ercole che, nel tentativo di risanarne i bilanci, porterà al centro l'indirizzo politico, affidandone la direzione al giornalista e storico Antonio Spinosa. Ma, non riuscendo a risollevare le sorti, dal 2 novembre '80, sotto la guida di Franco Grassi, verranno nuovamente interrotte le pubblicazioni. Tra i principali collaboratori di pregio del Roma, vi era stato l'abruzzese dell'Aquila Panfilo Gentile, sodale del caustico Leo Longanesi, altra firma di prestigio del quotidiano. Il 12 ottobre 1996 il "Roma" verrà rilanciato dal deputato di Cerignola Giuseppe "Pinuccio" Tatarella, ex Movimento sociale italiano, poi confluito come fondatore in Alleanza nazionale, quale organo d'informazione del Movimento politico-culturale "Mediterraneo", allineato nuovamente a destra, benché tentando, formalmente, di assurgere a voce critica meridionalista. L'avventura si interromperà nel 2000, con l'ingresso del deputato di An Italo Bocchino, sempre però mantenendo posizione di destra. Le pubblicazioni cesseranno il 28 febbraio 2013, per l'ennesima volta, fino alla rinascita, sotto forma di società cooperativa creata dai dipendenti, giornalisti e poligrafici, con Antonio Sasso e poi, dal 2014, con Pasquale Clemente, al vertice.

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