22 Giugno

21 Giugno 2019

Oggi, ma nel 1946, a Roma, veniva emanato il controverso decreto presidenziale numero 4 del 22 giugno inerente la concessione dell'amnistia per reati comuni e politici, inclusi quelli di collaborazionismo con il nemico tedesco e quelli commessi nel sud dell'Italia dopo l'8 settembre 1943. Passerà alla storia come amnistia Togliatti: perché il provvedimento (nella foto, un particolare della bozza di prima stesura vergato con l'inchiostro verde della stilografica del leader Pci, dall'archivio dell'Istituto Gramsci di Roma) era stato messo a punto dal comunista Palmiro Togliatti, ministro guardasigilli del governo presieduto da Alcide De Gasperi. Scopo ufficiale dell'amnistia era favorire la pacificazione nazionale, scopo ufficioso, invece, era consentire un certo transito dal ventennio mussoliniano alla repubblica salvando personalità di alto livello in qualche modo ancora utilizzabili nel e per il Paese. Le maglie eccessivamente larghe del testo, che consentirono la messa in libertà, o direttamente la depenalizzazione quando ancora latitanti, di fascisti di peso e di lungo corso, provocarono aspre polemiche. Rimostranze sia di piazza che parlamentari che giornalistiche. Lo stesso Migliore sarà costretto ad emanare la circolare 9796/110 del 2 luglio successivo raccomandando ai giudici di usare interpretazioni restrittive della concessione del beneficio. Se il pescarese, ex ministro dell'Agricoltura, precedentemente sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri del regime mussoliniano, Giacomo Acerbo, da Loreto Aprutino finirà in carcere, anche a Procida, tra i graziati dall'amnistia, che quindi non sconteranno neanche un giorno in carcere, ci sarà un altro abruzzese. Il suo sarà uno dei casi che maggiormente susciterà scalpore a livello nazionale: quello riguardante l'ex presidente del Tribunale speciale per la difesa dello Stato Guido Cristini di Guardiagrele, in provincia di Chieti. Quest'ultimo, tra il 1928 e il 1932, aveva comminato 1.725 condanne, delle quali 9 (tutte eseguite) alla pena capitale, e 8.806 anni di carcere ai danni degli antifascisti.

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