22 OTTOBRE

Oggi, ma nel 1989, a Suzuka, in Giappone, durante il Gran premio di Formula 1, si verificava il controverso incidente, alla chicane del triangolo Casio, tra Ayrton Senna e Alain Prost, che comportava la squalifica del brasiliano, la conquista del terzo titolo mondiale per il francese, la prima ed unica vittoria di Alessandro Nannini, nella massima divisione motoristica. Prima della gara Prost, su McLaren-Honda, come il compagno di scuderia Senna, si presentava all’appuntamento con 16 punti di vantaggio, a due prove del termine del campionato mondiale.
Senna era costretto a tagliare per primo il traguardo per mantenere aperta la sfida alla coppa del mondo. Al 47° giro, quando ne mancavano 6 alla fine, in prossimità della seconda curva più lenta del tracciato, dopo la Hairpin, Prost chiudeva Senna urtandolo. La macchina di quest’ultimo riportava l’alettone anteriore danneggiato (nella foto, particolare, proprio il momento dell’impatto). Prost si slacciava le cinture e lasciava la monoposto, convinto di aver agguantato il punteggio necessario al trionfo. Prima ancora di disputare il Gran premio d’Australia, ad Adelaide, il 5 novembre successivo, che andrà al belga Thierry Boutsen, su Williams-Renault.
Senna, invece, non si dava per sconfitto e faceva spingere il suo bolide dai commissari di percorso, per riavviare il motore, proseguendo la competizione. Riprendeva Nannini, che era in testa, al volante della Benetton-Ford Cosworth, avendo la meglio. Ma il gradino più alto del podio veniva assegnato, d’ufficio, al fratello minore della cantante Gianna Nannini. Quanto accaduto lungo la pista nipponica rimarrà negli annali della Formula 1, marcando l’episodio di massima tensione tra due super piloti, connotati non solo da caratteristiche agonistiche eccezionali, ma anche da feroce rivalità pur sedendo su vetture analoghe. Ne scaturirà una polemica infinita, che coinvolgerà anche il presidente della Federazione internazionale dell’automobile, il francese Jean-Marie Balestre.

