23 agosto

Oggi, ma nel 1797, a Perasto (poi Montenegro), davanti alle bocche di Cattaro, il conte Giuseppe Viscovich, italiano perastino, classe 1728, ultimo capitano veneziano al servizio della Serenissima repubblica di San Marco, pronunciava, in veneto, il discorso di commiato del "Ti con nu e nu con ti", che poi ripeteva in serbo-croato. Dopo 377 anni (Perasto era ufficialmente "fedelissima gonfaloniera", per meriti conquistati sul mare, e garantiva i 12 componenti della guardia personale del doge sulla nave ammiraglia in battaglia) seppelliva il gonfalone marciano, racchiuso in una cassetta, sotto l'altare maggiore della cattedrale cittadina. Il 12 maggio 1797, infatti, Venezia era caduta sotto le pressioni giacobine di Francia ed era stata ceduta da Napoleone III a Francesco II d'Asburgo. Perasto aveva poi inesorabilmente resistito ancora tre mesi prima di cambiare il vessillo di guerra repubblicano veneziano con quello imperiale austriaco. Nella cerimonia (in foto, particolare della tela "il bacio della bandiera", del dalmata Giuseppe Lallich, conservata nel museo civico di Perasto) Viscovich, nello slargo antistante il palazzo del capitano della città, davanti alla folla inginocchiata, prima dei colpi di cannone di rito e della funzione religiosa, aveva bagnato il gonfalone col leone con le proprie lacrime. Le sue parole d'addio verranno riprese, nel 1919, da Venezia, da Gabriele d'Annunzio nella Lettera ai dalmati: scritta per esortarli all'insurrezione in favore dell'annessione al regno d'Italia.

