23 agosto

Oggi, ma nel 1927, a Boston, nel penitenziario di Charlestown, venivano giustiziati, mediante sedia elettrica, i due anarchici di origine italiana Ferdinando Sacco e Bartolomeo Vanzetti (nella foto, particolare, Vanzetti con i baffi, a sinistra). Facevano parte del collettivo libertario italo americano in lotta contro il razzismo e la discriminazione sociale.
Il primo, di Torremaggiore, in provincia di Foggia, classe 1891, era ciabattino in una fabbrica di scarpe, aveva moglie e due figli, mentre il secondo, di Villafalletto, in quel di Cuneo, del 1888, aveva rilevato un carretto per la vendita ambulante di frutta e verdura e poi di pesce, non era sposato. Erano stati fermati, il 5 maggio 1920, sul tram che da Bridgewater conduceva a Brockston, e arrestati perché trovati in possesso di due pistole e di fogli con proclami anarchici reputati compromettenti. Poi era arrivata anche la presunta colpevolezza per i fatti violenti del calzaturificio Slater and Morrill. Ed erano stati condannati a morte con l'accusa di aver commesso il duplice omicidio del contabile Frederick Parmenter e della guardia privata Alessandro Berardelli, di provenienza tricolore, nel già menzionato stabilimento che confezionava scarpe a South Braintree, alla periferia di Boston, il 15 aprile 1920. Fatto di sangue verosimilmente avvenuto durante il tentativo di rapinare i 15.776 dollari di stipendi destinati ai dipendenti. Il caso di Sacco e Vanzetti, innocenti ritenuti colpevoli ad ogni costo, diverrà di interesse planetario e costituirà uno degli esempi più iconici di errore giudiziario. Nemmeno la confessione del gangster portoricano, Celestino Madeiros, che aveva ammesso di essere stato l’autore della rapina finita male insieme a due complici, aveva portato alla riapertura dell’iter giudiziario. Sacco e Vanzetti venivano fatti fuori come “capri espiatori” soprattutto per testare la nuova politica repressiva contro i comunisti e gli agitatori sociali maturata nel periodo della paura rossa del 1917-1920. Sacco e Vanzetti, militanti dalle idee radicali, erano comunque ritenuti coinvolti in scioperi sindacali, propaganda contro la guerra, attività sovversiva, in un periodo di forte pregiudizio verso gli immigrati, specialmente se provenienti dal Belpaese, e in un contesto, quello di Boston, profondamente conservatore e tradizionalista.
L'azione intrapresa da Carlo Tresca, giornalista, editore e sindacalista anarchico di primo piano della scena antifascista a stelle e strisce, originario di Sulmona, in quel dell'Aquila, direttore del “settimanale di lotta” Il Martello, non riusciva a salvare i due malcapitati dalla necessità governativa di inviare un chiaro monito repressivo antisindacale dagli States del presidente Thomas Woodrow Wilson, in carica fino al 4 marzo 1921. Ugualmente era caduta nel vuoto la richiesta operata da Benito Mussolini di salvare la vita ai due connazionali, benché ritenuti oppositori del regime fascista. La triste fine di Sacco e Vanzetti diverrà simbolo dell'ingiustizia contro le proteste sociali. I funerali dei due verranno affollati da 400mila persone, tra le quali campeggeranno cartelli con la scritta emblematica “La giustizia è stata crocifissa”.
Il 23 agosto 1977, in occasione del 50° anniversario dell’esecuzione della pena capitale, il governatore del Massachusetts, Michael Dukakis, esponente del Partito democratico al suo primo mandato, emanerà il proclama che laverà l’onta verso Sacco e Vanzetti, che ammetterà l’ingiustizia del processo svoltosi a loro carico e che riabiliterà ufficialmente le loro figure.

