23 giugno

22 Giugno 2019

Oggi, ma nel 2017, a Genova, in via Antonio Pellegrini, nel conglomerato abitativo del Campasso, Alessia Mendes uccideva con tre coltellate il marito Alessio Rossi (a destra nella foto). Lei 40 anni, di origine brasiliana, ex transessuale con successivo cambio di genere e di stato anagrafico, ex studentessa di Medicina, ballerina di lapdance. Lui 35, meccanico disoccupato. Erano sposati da un anno, ma il rapporto era burrascoso e spesso i vicini di casa li sentivano litigare. Lei aveva già denunciato lui due volte per maltrattamenti e lesioni ed una delle due segnalazioni aveva prodotto un rinvio a giudizio mentre per l'altra erano ancora in corso accertamenti giudiziari. Nel corso della lite che porterà alla morte di lui, Alessio aveva afferrato un coltello da cucina rivolgendolo contro Alessia e minacciandola. Lei però era riuscita a ribaltare la situazione. Lui era in stato di alterazione probabilmente causato da assunzione di droga. Dopo essere stato trafitto, aveva tentato di scappare per le scale, ma era stramazzato. Il tentativo di trasportarlo in ospedale sarà inutile. Il pubblico ministero Paola Crispo chiederà 16 anni di reclusione per l'assassina che nel frattempo verrà tenuta nel penitenziario di Marassi. Il 18 ottobre 2018 la Mendes, tra l'altro attivista contro la violenza sulle donne, verrà assolta con formula piena per legittima difesa. Notevole importanza avrà l'analisi delle macchie di sangue della perizia effettuata dal criminologo Nicola Caprioli.