23 LUGLIO

Oggi, ma nel 1994, a Roma, Alessia Rosati, studentessa della facoltà di Lettere della Sapienza, di 21 anni, spariva dopo aver accompagnato un’amica più giovane che doveva sostenere gli esami di maturità. Non faceva ritorno a casa, nel quartiere Montesacro, dove l’attendevano i genitori Antonio e Anna, lui vigile urbano, lei operaia alla regione Lazio, e il fratello per andare dal nonno, a Bazzano, in quel di Perugia.
Tra le varie piste investigative sulla sorte della giovane universitaria spunterà quella del finto sequestro, che verrà raccontata da Marco Accetti, controverso presunto esecutore del rapimento della cittadina vaticana Emanuela Orlandi, di 15 anni, avvenuto il 22 giugno 1983. Alessia Rosati (nella foto, particolare, poco prima di far perdere le sue tracce) era un’assidua frequentatrice del centro sociale “Hai visto Quinto?” in via Val Pellice, sempre a Montesacro, e degli ambienti della sinistra extraparlamentare.
Tra le possibilità, una sensitiva, contattata dal padre e dalla madre di Alessia, sosterrà anche di avere la percezione che la loro figlia sia stata sepolta al Parco delle Valli, sempre nella Capitale, in via Conca d’Oro. Ancora tra le potenziali situazioni che verranno analizzate ci sarà il presunto legame sentimentale con un tale, chiamato “Bugia”, collegato al centro sociale “Brancaleone”, che, come lei, frequentava Autonomia operaia, Radio onda rossa e le “aulette blu” della Sapienza. Tra i desideri di Alessia vi era anche quello di trasferirsi in Sudamerica, in uno dei contesti ad alto conflitto sociale e lotta politica.
L’inchiesta, dopo la prima archiviazione, verrà riaperta nel 2019, sempre dalla procura dell’Urbe, con l’emersione del collegamento al cold case Orlandi/Accetti, il “link” alla sparizione della quindicenne romana Mirella Gregori, risalente al 7 maggio 1983, l’ipotetico ruolo oscuro avuto dai servizi segreti del Belpaese. Ma anche quella via non porterà a nulla.

