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23 Ottobre

Oggi, ma nel 1867, a Roma, a Villa Glori, parco di 25 ettari in zona Parioli, si verificava lo scontro tra i 76 volontari garibaldini, comandati da Enrico Cairoli, e 300 zuavi pontifici, agli ordini di Hermann Kanzler. Rientrava nella campagna dell'Agro romano affrontata dal 22 ottobre 1866 al 3 novembre dell'anno successivo per liberare la Città eterna dal giogo papale e annetterla al regno d'Italia savoiardo. Avevano la meglio le truppe del pontefice Pio IX. Nella lotta veniva colpito mortalmente il comandante Cairoli (nella foto, particolare del dipinto, del 1868, di Girolamo Induno, dedicato proprio al trapasso di Enrico Cairoli, olio su tela, di 235 centimetri per 181, conservato nei musei civici di Pavia), pavese, classe 1840, ex studente di medicina dell'ateneo pavese, dal 1859 arruolato nei cacciatori delle Alpi per combattere la seconda guerra d'indipendenza italiana. Mentre il fratello minore Giovanni, anche lui di Pavia, del 1842, ex studente di matematica dell'università pavese e poi ex allievo ufficiale dell'accademia militare di Torino, veniva ferito: morirà l'11 settembre 1869, a Belgirate, in provincia di Verbano-Cusio-Ossola, nella residenza estiva della madre Adelaide, per le conseguenze riportate nella battaglia del 23 ottobre 1867. In cima alla collina di villa Glori, nel luogo dove aveva pagato il massimo tributo Enrico Cairoli, verrà eretta la colonna commemorativa in onore dei due eroici fratelli Cairoli. Sul Pincio, invece, a Villa Medici, verrà posto il monumento di bronzo raffigurante Giovanni Cairoli intento a sorreggere il fratello Enrico morente. Alla dipartita terrena di Giovanni Cairoli il poeta Giosuè Carducci dedicherà i versi del componimento "In morte di Giovanni Cairoli, che verrà pubblicata in Giambi ed Epodi, nel 1882, dall'editore bolognese Zanichelli. L'azione tentata dalle camicie rosse dell'eroe dei due mondi di Villa Glori avrebbe avuto l'ultimo atto nella battaglia di Mentana, in quel di Roma, del 3 novembre 1867, sempre contro i papalini del comandante Kanzler, coadiuvato dal generale francese Balthazar Polhes e dai suoi uomini transalpini, che però si sarebbe conclusa sempre con la schiacciante vittoria dell'esercito vaticano. Esito che garantirà altri tre anni di vita all'amministrazione del Papa-re: fino alla fatidica breccia di Porta Pia del 20 settembre 1870.

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