24 Agosto

23 Agosto 2020

Oggi, ma nel 1942, a Isbuscenskij, in Russia, nel contesto della campagna d'Italia sul fronte orientale durante il secondo conflitto mondiale, si verificava l'ultima carica (nella foto), che si rivelava vittoriosa, di un reggimento a cavallo del regio esercito italiano contro truppe regolari. Era quella dei 700 cavalieri del Savoia cavalleria, comandato dal colonnello Alessandro Bettoni Cazzago, di Brescia, classe 1892, futuro protagonista del salto ad ostacoli delle Olimpiadi di Londra 1948, contro 2.500 uomini della 304ª divisione di fanteria, del comandante Serafim Petrovič Merkulov. L'obiettivo era prendere quota 213,5. Il Savoia cavalleria festeggiava proprio in quel contesto e in quel giorno i 250 anni dalla fondazione, risalente al 1692, nel ducato di Savoia, da parte di Vittorio Amedeo II. Il bilancio delle perdite su quell'ansa del fiume Don era: per gli italici 32 cavalieri morti, 3 dei quali erano ufficiali, e 52 feriti, 5 dei quali ufficiali; per i sovietici 150 vittime e 600 prigionieri. Tecnicamente l'ultima carica in assoluto compiuta da reparti di cavalleria italiani si verificherà il 17 ottobre successivo, a Poloj, in Croazia, da parte del reggimento cavalleggeri Alessandria, ma non contro truppe regolari bensì contro partigiani jugoslavi e per questo non contemplato nel computo effettivo di guerra. Per quell'azione -che la propaganda fascista utilizzerà per esaltare l'eroismo nazionale- compiuta all'antica, cavalcando a tutta velocità in mezzo al fango, convergendo a ranghi serrati, con le sole sciabole sguainate contro le mitragliatrici e i colpi di mortaio da 90 dei russi, il Savoia cavalleria verrà insignito della medaglia d'oro allo stendardo, oltre al conferimento di riconoscimenti ad personam, come, i più importanti, le due medaglie d'oro al valor militare, alla memoria, al capitano Silvano Abba e al maggiore Alberto Litta Modignani. Subito dopo aver strappato il successo, giocato sulla sorpresa che aveva fatto sbandare i sovietici, il conte Bettoni Cazzago aveva telegrafato al re Vittorio Emanuele III un messaggio destinato a rimanere nella storia: "Il Savoia ha caricato, il Savoia ha vinto". Gli eroici cavalleggeri del Savoia cavalleria sopravvissuti alla carica di Isbuscenskij verranno completamente decimati durante la ritirata di Russia dell'Armir.

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