24 aprile

23 Aprile 2019

Oggi, ma nel 1821, a Milano, Alessandro Manzoni, classe 1785, erede per via materna di Cesare Beccaria, iniziava la stesura del romanzo storico Fermo e Lucia. In un mese e mezzo conporrà i primi due capitoli, ma poi ci saranno interruzioni dovute al tempo trascorso al lavoro sulla tragedia dell'Adelchi, sull'altra tragedia che però rimarrà solo un progetto, Spartaco, e sull'ode Cinque maggio. Poi Fermo e Lucia verrà completato, in quattro tomi, il 17 settembre 1823. L'opera, basata sul meccanismo narrativo del vero storico (alcune parti, come la vicenda della Monaca di Monza erano frutto di vere ricerche d'archivio su accadimenti realmente verificatisi, ugualmente le minacce al curato di campagna, poi impersonato da don Abbondio, per non celebrare un matrimonio) verrà considerata, erroneamente, come un laboratorio per la stesura de I promessi sposi, il capolavoro manzoniano icona del romanticismo letterario nazionale risulterà il romanzo italiano più letto, ma in realtà rappresenta un lavoro autonomo. Ed anche i personaggi, seppur parzialmente, differiranno tra i due libri: ad esempio Fermo diverrà Renzo, il nobile Valeriano sarà don Ferrante, il conte del Sagrato lascerà il posto all'Innominato. Ambientato nel periodo della dominazione spagnola, anche per sfuggire alla censura asburgica, tra 1628 e 1630, in Lombardia, precisamente intorno al lago di Como nei luoghi che diverranno, appunto, manzoniani e che "don Lisander" eternerà con l'arcinoto attacco del primo capitolo (nella foto le bozze del manoscritto): «Quel ramo del lago di Como che volge a mezzogiorno, tra due catene non interrotte di monti, tutto a seni e a golfi a seconda dello sporgere e del rientrare di quelli, vien, quasi a un tratto, a restringersi, e a prender corso e figura di fiume, tra un promontorio a destra, e un'ampia costiera dall'altra parte ...».